Crostacei, pesci e alghe l’ambiente cambia volto

Viaggio tra specie aliene dopo la scoperta del granchio blu nello stagno di Cabras Dall’Area marina protetta tranquillizzano: «Condizioni difficili per chi arriva»

CABRAS. «Il granchio blu americano era già stato avvistato qualche mese fa, a Marceddì». A rivelarlo è il biologo marino del Cnr di Torre Grande, Andrea De Lucia che però avverte: «Di fronte a queste notizie, che non vanno mai sottovalutate, è necessaria cautela. Nel senso che ancora non sappiamo se questa specie che arriva dall’Atlantico riesca poi realmente ad insediarsi nelle nostre acque».

La vita non è facile per chi arriva da lontano: «Una specie aliena, infatti, quando arriva in un nuovo ambiente, se questo è in equilibrio, difficilmente riesce a stabilirvisi - dice ancora De Lucia -. E siccome in questi anni, se è vero che l’avvistamento di specie non locali sia un fenomeno più frequente che in passato, si sono fatti molti progressi in tema di conservazione ambientale, anche specie aggressive e voracissime, che qui non hanno predatori come il granchio blu, potrebbero incontrare parecchie difficoltà».

Nessun allarme. Insomma, gli scienziati osservano con cautela l’arrivo nelle acque dell’Oristanese di questo crostaceo di grosse dimensioni, munito di due grandi spine ai lati del guscio che lo rendono impossibile preda per i pesci. Un granchio che, qualora trovasse un ambiente ideale, rischierebbe di diventare un pericoloso antagonista dei granchi locali, più piccoli, ma soprattutto non onnivori e meno adattabili come il “nuovo arrivato”.

«Quello che possiamo fare – dice De Lucia – è di limitarne al massimo la colonizzazione, cosa che tuttavia, non è mai scontata».

Altri ospiti. La presenza di specie aliene, nelle nostre acque non è certamente una novità. Favorite da una serie di cause, come ad esempio, l’aumento del traffico marittimo, specie che un tempo non erano affatto presenti nel Mediterraneo, ora sono avvistate con regolarità. È il caso della fistularia, un pesce allungato, prima presente unicamente negli oceani. «Non sempre però quelle aliene riescono a diventare un problema: lo sono quando sostituiscono le specie autoctone, in altri casi, possono convivere. E qui, dove la situazione è sotto controllo, è difficile ipotizzare scenari d’allarme», spiega Giorgio Massaro, direttore dell’Area marina protetta del Sinis.

Le colpe dell’uomo. «Ad esempio – aggiunge il direttore – da tempo ci troviamo a dover affrontare problemi legati anche alla presenza delle tartarughe d’acqua dolce americane, molto diverse e soprattutto più grandi di quelle locali che adesso sono in pericolo. In questo caso però sappiamo che la colpa è stata dell’uomo, che acquistate magari nelle fiere, una volta diventate troppo grandi per l’acquario di casa, le hanno liberate nelle nostre acque».

Nell’Area protetta è avvenuto anche con le testuggini terrestri: «Nell’oasi di Seu, molto spesso, c’è chi libera, illegalmente, la tartaruga che magari non vuole più nel suo giardino. Commettendo un reato, oltre che mettendo in pericolo la sopravvivenza delle specie già presenti».

Insomma, ci vuole attenzione, ma non sempre, nonostante controlli e cautele, si riesce ad impedire che l’arrivo di nuove specie possa creare problemi all’equilibrio ambientale.

L’alga killer. Tante le ipotesi al vaglio per capire come possa essere arrivato fin qui il granchio blu, magari arrivato con le navi mercantili arrivate da lontano e che qui hanno scaricato l’acqua di zavorra con la quale erano partite e contenente larve di specie qui non presenti e che poi si sono sviluppate. Una evento simile è capitato con la caulerpa, più conosciuta come alga killer, arrivata dal Mar Rosso, con le navi che hanno attraversato il Canale di Suez per arrivare fin qui. Caulerpa da anni sotto stretta osservazione, per il timore che possa occupare spazio vitale alla poseidonia che forma le meravigliose e super protette praterie tipiche dei nostri fondali.
Gli scienziati osservano con attenzione i fenomeni migratori dei pesci. Come il caso dell’avvistamento nelle acque di Carloforte del pesce coniglio, simile alla nostrana salpa, ma tossico. Sono tanti gli elementi che concorrono a questi fenomeni, non ultimo il cambiamento climatico.

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