Crolla la falesia a San Giovanni di Sinis, spunta un’antica tomba

A San Giovanni nuovi ritrovamenti a ridosso dell’area di Tharros: la sepoltura forse di epoca romana o punica

CABRAS. Il cedimento della falesia non stupirà i geologi e il conseguente rinvenimento di una tomba e di uno scheletro, forse di età romana o addirittura punica, non ha certo stupito gli archeologi.

A San Giovanni di Sinis erano tutti e due eventi facilmente prevedibili e nei giorni scorsi si sono verificati entrambi. La notizia si è diffusa avantieri sui social e ieri mattina sulla scogliera di arenaria a sinistra di quello che i cabraresi e come loro anche gli oristanesi chiamano “lo spiaggione” sono arrivati gli archeologi della Soprintendenza. Che hanno dovuto agire con molta prudenza per recuperare alcune parti dello scheletro, il cranio e alcune ossa lunghe, rimandando a oggi un intervento più completo.

«La sepoltura e lo scheletro potrebbero essere datati in un periodo compreso tra il terzo secolo avanti Cristo e il quinto secolo dopo Cristo», ha spiegato l'archeologo Alessandro Usai che a Cabras, dove ha diretto le ultime campagne di scavo nel sito di Mont’e Prama, è quasi di casa.

«Al momento non si può escludere che siano anche più vecchi o persino più recenti», ha però puntualizzato spiegando che nella sepoltura finora non è stata evidenziata la presenza di un corredo funerario che certamente consentirebbe non solo una datazione molto più precisa ma anche di capire se si tratta di una tomba di epoca romana o di epoca punica.

La tomba, scavata nell’arenaria, è stata di fatto divisa in due dalla linea di frattura della falesia, mettendo in evidenza lo scheletro, che come mostrano le fotografie, era a una profondità di una trentina di centimetri.

Quella messa in evidenza dal cedimento della falesia non era certo una tomba isolata. Basta volgere lo sguardo tutto intorno per scoprire che in quel tratto di scogliera di tombe ce ne sono parecchie e basta fare pochi passi tra le case della prima fila per arrivare a quella che viene definita la Necropoli settentrionale di Tharros, già frequentata nell'800, sopratutto da tombaroli, e ancora oggetto di scavi archeologici anche negli ultimi anni.

La fragilità della falesia in quel tratto di scogliera era già ben nota. Ora,
vista l'ampiezza della linea di frattura e il conseguente rischio di crollo di una grossa fetta della falesia sulla spiaggia sottostante sarà necessario intervenire subito con misure di sicurezza più efficaci e forse anche valutare la possibilità di provocare il crollo artificialmente.

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