Il volti e le bellezze di Oristano nelle opere di Mauro Ferreri

Il Museo Diocesano ospita la mostra del pittore scomparso qualche anno fa

ORISTANO. Non solo i libri raccontano la storia oristanese. Le memorie non viaggiano esclusivamente seguendo il filo delle parole. Hanno colori e tratti che fissano sguardi, momenti, angoli di città. Sono quei segni che si porta dietro la pittura di Mauro Ferreri, a sua volta un pezzo di storia oristanese.

È all’artista scomparso a giugno del 2013 che il museo Diocesano di piazza Duomo apre le sue sale espositive rendendogli omaggio attraverso una cinquantina di opere e regalando alla città un momento per ritrovarsi comunità. Ovviamente attorno ai quadri e alle stampe.

La mostra aperta sino al 4 febbraio ha conosciuto ieri il suo giorno inaugurale, trasformato in evento dalla direttrice del museo Silvia Oppo che per l’esposizione ha avuto tante valide mani d’aiuto, tutte oristanesi e tutte sempre vicine all’artista durante i fervidi anni della sua produzione.

Le opere di Mauro Ferreri sono state raccolte nello spazio espositivo assieme a una serie di grafiche della Oristano medievale che incuriosiscono ancor di più il visitatore. Ma ciò su cui maggiormente si concentra l’attenzione sono proprio le pitture la cui esposizione non segue un ordine cronologico né tematico comunque capace di caratterizzare al meglio la carriera di Mauro Ferreri divisa tra l’amore per la città, la Sartiglia, gli stessi amici, le nature morte.

I quadri sono arrivati da più parti con l’indispensabile contributo dei familiari che è andato completandosi grazie ai prestiti della Curia, del gremio dei contadini, del Comune che ha anche contribuito alla mostra con l’assessorato alla Cultura e la Fondazione Sa Sartiglia.

Su alcune più ancora che su altre si soffermerà lo sguardo dei visitatori. Certo cattura attenzioni e ricordi l’autoritratto da giovane, ma forse più ancora “L’ultima cena” trasferita dal presbiterio della chiesa di Solanas o il “San Giovanni” che arriva dalla chiesa rurale di San Giovanni dei Fiori sede del gremio dei contadini o ancora il “San Giuseppe” a sua volta di proprietà della Curia, opera preziosa ospitata a sua volta nella chiesa di Solanas.

E poi le grafiche, provenienti dal Museo Antiquarium che offrono una veduta delle torri medievali della città. Un salto nel tempo remoto, mentre molto più prossimo è stato quello che ieri hanno fatto i suoi familiari e gli amici – tra loro Giorgio Mocci ispiratore dell’idea di dedicargli una mostra – nella serata inaugurale che ha visto i brevi interventi di Filippo Martinez, Ruggero Emmi e Andrea Sanna che hanno ricordato il Mauro Ferreri pittore, amico e tamburino.

Il taglio del nastro è stato accompagnato anche dal riconoscimento postumo del “Pittore d’oro” da parte della casa editrice Epdo

e dalla proiezione di due documentari, parte integrante della mostra: “Espressione gergale” di Daniele Rosano oltre al video del regista Antonello Carboni.

La mostra è visitabile il giovedì e il venerdì dalle 17 alle 20 e il sabato e la domenica dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 20.

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