Non solo Mont’e Prama, ecco il nuragico sommerso

In un convegno la ricchezza poco nota dell’archeologia nuragica nell’Oristanese Attorno al capoluogo i resti di importanti insediamenti distrutti o non valorizzati

ORISTANO. Un convegno sull'archeologia nuragica nel territorio di Oristano che riempie la domenica mattina la sala conferenze dell'Hospitalis Sancti Antonii? La scommessa l’ hanno fatta Marco Esposito e Claudia Sanna, dell'associazione Mare Calmo, e alla fine si è rivelata vincente. E forse la ragione sta proprio nella scelta del tema: «È un argomento che trova poco spazio in città, quindi abbiamo voluto radunare alcuni tra i maggiori esperti, per unire l'aspetto accademico alle esperienze vive del territorio» dice Marco Esposito. Le esperienze del territorio sono quelle dei cittadini che poco conoscono le tracce nuragiche presenti nella zona, ma sono anche quelle dei produttori locali di cibo e vino che hanno offerto una degustazione dei loro prodotti al termine della conferenza. Tanti gli interventi del convegno che si è svolto ieri, intitolato "Il nuragico nel territorio di Oristano e provincia". Ad aprire i lavori Lucia Manca e Sebastiano Demurtas, che, portando il caso specifico del nuraghe Friarosu di Mogorella, hanno affrontato la problematica della datazione dei cosiddetti "protonuraghi" e dei loro rapporti con gli edifici simili della Corsica e delle Baleari. In seguito è toccato alla relazione di Salvatore Sebis, (letta da Anna Ardu), che si è concentrata sulle testimonianze nuragiche del Campidano Maggiore e nello specifico della riva settentrionale del Tirso con Nuraxinieddu, Massama, il sito di Nuracraba nei pressi del Rimedio e quello di Sa Osa nei pressi della rotonda di Brabau: testimonianze che ben pochi oristanesi conoscono, benché si trovino nel territorio comunale. Il terzo intervento è stato quello di Alfonso Stiglitz, codirettore degli scavi di S'Urachi, che ha elencato i risultati dell'ultima campagna e sottolineato come nel complesso che si trova nel comune di San Vero lavorino più di venti archeologi provenienti da tutto il mondo. Nella seconda parte della mattinata Alessandro Usai, archeologo della Soprintendenza, ha raccontato il complesso nuragico di Pidighi, in comune di Solarussa, oggetto dell'ultima campagna di scavi più di vent'anni fa e oggi purtroppo assalito dalla vegetazione selvatica. Gli ultimi due interventi sono stati quello di Anna Depalmas sulle testimonianze nuragiche nell'alto Oristanese e la relazione di Raimondo Zucca sulla statuaria nuragica. Il nuaragico nel territorio oristanese c'è insomma, e non è solo Mont'e Prama: sono tanti altri i siti e le testimonianze,
spesso capaci di porre quesiti molto interessanti agli archeologi che li studiano. Ciò che è emerso da tutti gli interventi è stato però che le risorse economiche disponibili non sono assolutamente sufficienti perché le ricerche possano dare tutte le risposte che si cercano.

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