terre di confine film festival 

Il Museo Diocesano sempre più polo culturale

ORISTANO. Il film colombiano “Via Crucis” di Harold de Vasten ha aperto con successo la XI edizione del “Terre di confine film festival”. Il film è stato proiettato in anteprima al Museo Diocesano...

ORISTANO. Il film colombiano “Via Crucis” di Harold de Vasten ha aperto con successo la XI edizione del “Terre di confine film festival”. Il film è stato proiettato in anteprima al Museo Diocesano Arborense e ha riscosso gli applausi del pubblico.

In una sala gremita, il lungometraggio sudamericano ha raggiunto il cuore degli spettatori, portando sul grande schermo oristanese lo spirito della gente vera di Timbío, uno sperduto villaggio nella periferica provincia colombiana di Cauca.

Senza la pretesa di realizzare un capolavoro, de Vasten ha portato in scena le persone comuni della sua terra con le loro ingenuità, le loro valenze espressive, i pregi e i difetti, coinvolgendo un’intera comunità secondo i canoni solidali dello spirito locale, dai quali ha preso il nome la casa di produzione “Cine Minga”.

A presentare questa anteprima è stato il regista Marco Antonio Pani, al suo debutto in qualità di direttore artistico, un incarico già ricoperto da personaggi del calibro di Paolo Zucca, Antonello Carboni, Enrico Pitzianti e Peter Marcias. A fare i saluti di casa, al fianco di Pani, il coordinatore organizzativo del festival, Alberto Loche, e la direttrice del Museo diocesano arborense, Silvia Oppo.

«Ogni anno c’è un paese del modo la cui cinematografia “resistente” è ospite d’onore del nostro festival – ha affermato il direttore artistico –. Quest'anno toccherà alla Colombia, un paese che ha sofferto in modo indicibile negli ultimi cinquant'anni e che però, con forza e determinazione, sta uscendo dall'incubo, forte della bellezza dei suoi territori, della ricchezza interiore e delle capacità della parte migliore della sua gente. E in questo, il cinema colombiano non se ne sta certo a guardare. Ma reagisce e influenza, come sempre l'arte sa fare».

Al Museo diocesano, l’apertura di “terre di confine” ha segnato in qualche modo il passaggio del testimone dalla rassegna “Il cinema siamo noi” curata dal regista oristanese Antonello Carboni, terminata proprio venerdì scorso con l’inaugurazione della mostra “Fotogrammi dipinti” del maestro Angelo Liberati, composta da più di venti opere che prendono spunto dal cinema: «un affascinante percorso sospeso tra le suggestioni segniche dell’immagine pittorica e quelle narrative della sequenza cinematografica».

Ora
i preparativi del festival si concentrano sui prossimi appuntamenti che toccheranno prima Cagliari, il 2 marzo, con la presentazione del programma completo alla Cineteca Sarda e, a partire dall’8 marzo, le importanti tappe di Solarussa di Asuni, e un’incursione a Sassari.

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