Armi, un fiume di droga e 62 imputati

Chiesto il rinvio a giudizio per una gigantesca rete di spacciatori. A Silì fu compiuto il furto di sei fucili e due pistole

ORISTANO. Chili e chili di cocaina, eroina, hascisc e marijuana. Un fiume di droga e di soldi per un valore di diverse centinaia di migliaia di euro che scorreva dalla Campania e dal Lazio per sfociare in Sardegna, dove una gigantesca catena di montaggio umana era in grado di distribuirla in tutti gli angoli dell’isola. Quartu Sant’Elena e Sassari erano le mete di approdo dalla Penisola dello stupefacente, ma la distribuzione non conosceva limiti arrivando quasi in ogni angolo, investendo Cagliari, città più piccole e paesi minuscoli. Da nord a sud, da est a ovest non c’è territorio, eccezion fatta per il Nuorese, che non sia stato coinvolto in questo incredibile traffico di droga. E oltre ai luoghi sono ovviamente coinvolti anche gli uomini, in tutto 62, per i quali il pubblico ministero della procura di Cagliari, Alessandro Pili, sta ora chiedendo il rinvio a giudizio.

L’udienza preliminare è fissata per il 28 febbraio prossimo al tribunale di Cagliari, dove però non ci si occuperà solo di droga perché le reti a strascico dell’inchiesta, oltre ad acchiappare pesci grandi e piccoli trascinandoli nell’indagine, hanno intrappolato anche alcune persone per il furto e quindi la detenzione e il porto illegale di armi. E qui entrano in gioco Oristano e la sua periferia, perché è nella località La Maddalena nella frazione di Silì che il 13 dicembre del 2013 vengono rubati sei fucili e due pistole, reato per cui sono sotto accusa gli oristanesi Antonello Cappeddu, Tiziano Casta e l’arcidanese residente a Terralba, Giampaolo Scintu.

Non sono le uniche armi che compaiono nell’inchiesta, perché nella campagne di Guasila, all’interno dell’azienda di allevamento di Manuel Congiu gli inquirenti sono stati capaci di recuperare anche un pericolosissimo kalashnikov. Quel che però impressiona di più è l’enorme quantitativo di ogni tipo di droga che tra il 2013 e il 2014 ha girato per le strade della Sardegna. Arrivava via mare, dal Lazio o dalla Campania, attraverso le missioni di Francesco Filippone e Vincenzo Polito. Per l’accusa sono il vertice della piramide, ma per spacciare serve anche la base e qualcuno che tenga i rapporti con chi stava nell’isola. È il lavoro che sarebbe stato svolto da Armando Paolacci, il cui uomo di fiducia in Sardegna è stato individuato in Antonello Congiu, allevatore di Guasila. Servivano le maestranze, ma visto il numero degli imputati non dev’essere stato troppo difficile trovarle e così quel fiume di droga ha iniziato a inondare l’isola. Quartu e Sassari, certo. Cagliari ovviamente, ma anche Oristano con diversi episodi di spaccio, Bosa, Guasila, Sanluri, Suni, Sardara, Macomer, Sestu, San Gavino, Assemini, Quartucciu, Guamaggiore, Ortacesus, San Basilio, Senorbì, Alghero, Baja Sardinia, Palau, Abbasanta, Maracalagonis, Decimoputzu, Decimomannu, Pimentel, Selegas, Villamar, Guspini.

Viaggiavano, spesso pedinati e sicuramente senza spaventarsi dei chilometri da fare. Viaggiavano e chiacchieravano. Troppo. C’erano orecchie pronte ad ascoltarli e a lasciarli fare sino al momento in cui le prove raccolte erano sufficienti per avere un quadro chiaro della composizione dell’organizzazione
criminale e per stabilire quali fossero i ruoli di ciascuno al suo interno. Raccolte tutte queste prove e incardinando dentro esse anche il gravissimo furto delle armi – per chi e per cosa servivano? – avvenuto a Oristano, la procura di Cagliari ora è pronta a chiedere il processo.

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