Campagne in crisi: produzioni in calo anche per gli agrumi

Milis “capitale” del settore con troppe aziende piccole. Solo con la vendita diretta è possibile rientrare dai costi 

ORISTANO. Il crollo era già previsto, ma il 40 per cento in meno di produzione rispetto alla scorsa annata, per l’agrumicoltura dell’Oristanese rappresenta un problema vitale per le aziende che difficilmente riusciranno a recuperare persino i costi sostenuti. La siccità prolungata unita alle temperature più alte registrate nell’ultimo secolo hanno provocato danni enormi per l’intero comparto agricolo, senza risparmiare l’agrumicoltura, settore d’eccellenza nel panorama isolano. «Ci vorrà tempo perché le aziende riescano a riprendersi – dice il presidente provinciale di Coldiretti, Giovanni Murru – l’unica speranza è legata ad un intervento rapido da parte della Regione. Le risorse ci sono: 20 milioni di euro che andranno suddivisi fra le diverse produzioni, ma vanno assegnati quanto prima alle aziende».



Poco meno di mille gli ettari coltivati (700 secondo le stime dell’agenzia Laore) suddivisi in circa 800 aziende con una superficie media per azienda inferiore ad un ettaro, rappresentano un settore storico e importantissimo per l’agricoltura del territorio. «In realtà – come spiega ancora Murru – la polverizzazione è un problema anche se esistono anche aziende di dimensioni importanti, ad esempio a Milis – capaci di tener testa al mercato della grande distribuzione, che non è poco». Con 180 ettari coltivati da circa 120 produttori, Milis è la capitale provinciale dell’agrumicoltura. È qui che si trovano le aziende più grosse, che possono sfiorare i 40 ettari in produzione e dare lavoro a una dozzina di addetti. «La media delle aziende però è la piccola dimensione – aggiunge Serafino Mura, responsabile di Campagna Amica – con aziende che comunque assicurano il lavoro ad almeno tre addetti. Ciò significa che calcolare un migliaio di addetti fra diretti e indiretti per l’agrumicoltura non è affatto azzardato». Non c’è soltanto Milis fra i territori vocati all’agrumicoltura troviamo anche Zerfaliu, Siamaggiore, Solarussa, Simaxis, Narbolia e, naturalmente San Vero Milis. Si calcola che gli agricoltori che hanno gli agrumi come produzione principale in provincia siano fra i 200 e 300. Colture in espansione ma i problemi, quest’anno sono tanti. Al calo di produzione, infatti, per gli agrumicoltori si aggiunge un prezzo sempre più basso pagato dai grossisti. Un chilo di agrumi al produttore viene pagato in media 40 centesimi. Prezzo legato a vari fattori, uno su tutti, la concorrenza dei prodotti di importazione che costano meno e proprio per questo, sono sempre più presenti nei nostri mercati. «In realtà la produzione locale copre solo una minima parte del fabbisogno – perciò i nostri mercati sono praticamente invasi da prodotti che arrivano ad esempio dalla Spagna – prosegue Mura – fortunatamente nella nostra provincia gli ettari coltivati ad agrumi sono in aumento, con produzioni indirizzate sempre più verso le varietà precoci e tardive, che sono anche le maggiormente richieste».

Una delle soluzioni per affrontare le perdite legate al calo di produzione, per gli agricoltori è diventata la vendita diretta, che consente di spuntare prezzi molto superiori rispetto all’ingrosso. «Il vantaggio è anche per i consumatori» spiega Serafino Mura, che ieri, attraverso Campagna Amica ha organizzato al Mercato di San Martino una giornata interamente dedicata agli agrumi a chilometro zero, con la partecipazione di esperti nutrizionisti, giochi per ragazzi e persino uno showcooking e degustazione, con arance erano in vendita a 80 centesimo il chilo, un prezzo inferiore a quello praticato in tante strutture di vendita».
 

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