Amianto, «Oristanese tra i siti nazionali a rischio»

La richiesta dell’Associazione ex esposti: il territorio ospitava due fabbriche di eternit. Il materiale sotterrato lungo la 131

MARRUBIU. «Ritardare ancora l’inserimento di Oristano fra i Siti di interesse nazionale per la bonifica dall’amianto significa far finta di non vedere la realtà. Con due stabilimenti a pochi chilometri di distanza che trasformavano l’asbesto, la Sardit a Oristano e la Ce.Ma sarda a Marrubiu, questa può essere considerata la Casale Monferrato sarda. Se le strutture sanitarie facessero una indagine approfondita, scoprirebbero che attorno a Oristano l’amianto è presente a dismisura. Amianto che la notte, noi operai Sardit, andavamo a sotterrare durante le bonifiche. Dove? Lo dico subito: ci sono sette ettari attorno allo stagno di Santa Giusta, la strada che conduce al porto industriale e un gran tratto della statale 131, per la precisione all’altezza di Bauladu».

Sono anni che Giampaolo Lilliu, ex operaio Sardit, e oggi presidente della sezione provinciale dell’Associazione ex esposti amianto, ripete la stessa denuncia. Lo ha fatto anche venerdì sera, nell’aula consiliare del Comune di Marrubiu. L’occasione è stata un convegno organizzato al termine di un progetto dei volontari del Servizio civile nazionale sui temi dell’ambiente.

Coordinati dal sindaco, Andrea Santucciu e dal vice, Luca Corrias e con l’intervento del sindaco di Oristano, Andrea Lutzu che ha ricordato l’impegno del comune capoluogo a mantenere alta l’attenzione a livello nazionale sulla bonifica che ha definito «una sfida che possiamo vincere», i lavori sono serviti a fare il punto sulla delicata questione delle bonifiche e sullo stato dell’inquinamento. Giuseppe Steri, responsabile del Dipartimento di prevenzione della Assl di Oristano, ha spiegato come di amianto si muoia ancora: 1700 i decessi all’anno in Italia, causati dal carcinoma polmonare; 1000 dal mesotelioma pleurico.

«La strada è quella delle bonifiche. La Provincia di Oristano è stata fra le più virtuose – ha detto – avviando, anche grazie alla pressione da parte delle Associazioni, uno dei piani di bonifica fra i più articolati in Italia». Eppure, malgrado gli stanziamenti, sono ancora oltre 300 le famiglie oristanesi che attendono proprio dalla Provincia, il rimborso dei soldi spesi ad esempio, per sostituire i tetti di eternit. E se da un lato, la Regione Sardegna, come ha ricordato l’assessore all’Ambiente, Donatella Spanu, con grande anticipo rispetto al resto d’Italia, si è dotata di una legge specifica e di un Piano di bonifica, finanziato per 64 milioni di euro, c’è ancora tanto da fare. Ancora Lilliu ha dato le cifre di una realtà, fatta di 59 scuole, 9mila chilometri di condotte dell’acqua potabile e 3500 di rete di irrigazione, ma anche di impianti sportivi, Tribunali, ospedali, dove l’amianto è presente in misura massiccia.

«Il problema – ha detto Lilliu – è che gran parte delle risorse risultano bloccate dal Patto di stabilità». Dal suo canto, Donatella Pau ha ribadito che «Sulle bonifiche stiamo lavorando seriamente: c’è molto da fare, si possono adottare correttivi, ma non siamo rimasti immobili». Dunque, la battaglia per l’inserimento dell’Oristanese fra i Siti di interesse nazionale prosegue, anche se Antonio

Solinas, presidente della Commissione regionale all’Ambiente, ha avvertito: «Dobbiamo ancora valutare se questa è la strada migliore per dare risposte al nostro territorio o piuttosto, sollecitare altre forme di interventi che possano essere più convenienti».


 

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