Spara a due cani e sfiora il padrone

Bracconiere ammazza due splendidi dogo delle Canarie e rischia di colpire il proprietario che si trovava nella traiettoria

SANTA GIUSTA. Due fucilate sparate a pochissimi metri di distanza. I pallettoni che centrano, ammazzandoli, due bellissimi cani e altri che sfiorano il loro proprietario che ha visto la morte in faccia. È successo venerdì scorso nelle campagne di Monte Arci al confine tra i territori di Santa Giusta e Palmas Arborea, dove l’incontro ravvicinato con un bracconiere è stato a un passo dal trasformarsi in una tragedia ancora più grande rispetto alla perdita di due splendidi esemplari di dogo delle Canarie. I due animali sono stati infatti abbattuti dal veterinario perché le ferite riportate erano irrecuperabili e tenerli in vita avrebbe significato anche prolungare la loro sofferenza.

La ricostruzione. Sul tavolo dei carabinieri della stazione di Santa Giusta c’è una denuncia e ora si attende che le indagini possano avere un rapido sviluppo perché l’episodio non può essere sottovalutato tenendo anche in considerazione che la conclusione poteva essere ancora più tragica. Con tutta probabilità, grazie anche alla precisa ricostruzione del proprietario dei due animali, l’agguato è opera di un bracconiere. Non era la prima volta che M.F. portava i sue due cani da campionato del mondo in quella zona per l’addestramento in vista di competizioni internazionali. Venerdì scorso deve però aver involontariamente disturbato le manovre di qualcuno che, al buio, stava facendo la posta a dei cinghiali in un giorno, in un orario e in una zona in cui la caccia è vietata.

Le fucilate. La presenza dei due dogo e del padrone deve aver disturbato il bracconiere che quando i due cani si sono avvicinato alla postazione di caccia, ha preso la mira e centrato gli animali sfiorando il proprietario. «Nello momento in cui ho sentito gli spari – racconta M.F. – ho avvertito anche i pallettoni che mi sfioravano. Mi sono buttato a terra e dopo qualche istante sono corso verso la macchina. Poteva spararmi contro perché ero ben visibile dal momento che indossavo un giubbotto fluorescente e avevo in testa una luce. Anche colpire i cani non è stato difficile perché entrambi avevano un collare luminoso e infatti non ha sbagliato mira».

Il tentativo di salvarli. Dopo quegli istanti, M.F. si è avvicinato con l’auto alla zona degli spari non percependo il pericolo a cui poteva andare incontro, ma pensando solo a trovare Lana e Zoe: «Ho gridato contro il bracconiere, poi ho visto una delle cagne che veniva incontro zoppa e col ventre sanguinante, poi mi sono mosso per cercare l’altra, gridando contro il bracconiere. Le ho caricate in macchina e siamo andati via perché speravo di salvarle». Invece non è stato possibile: come le ferite testimoniavano, le fucilate sono state sparate da pochissimi metri. Il giorno dopo alla luce, il proprietario dei cani ha fatto anche un sopralluogo e ha ricostruito minuziosamente le posizioni dei vari protagonisti fornendo ai carabinieri molto materiale utile per le indagini. Ha calcolato la posizione geografica con l’ausilio di apparecchiatura satellitare, verificato il punto in cui fosse il bracconiere che con sé aveva dei cani da caccia e certamente un fucile con mirino per poter sparare con precisione anche di notte. Quasi certamente era lì per la caccia ai cinghiali e a testimoniarlo ci sono anche le numerose esche lasciate dopo una precipitosa fuga avvenuta immediatamente dopo che il padrone dei cani è salito in auto per tentare l’estremo salvataggio. Ora, chi
indaga, è chiamato a una rapida risposta perché quella è una zona in cui tante persone passano per svariate attività convinte che sia un luogo tranquillo, ma soprattutto perché contro una persona sono state sparate delle fucilate e due bellissimi cani sono stati impietosamente ammazzati.

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