Il perito: «A Capu d’Aspu lavori e controlli regolari»

Bosa, al processo la difesa replica sulle verifiche della commissione di collaudo «Corretto usare lo scandaglio a mano e svolgere accertamenti solo a campione»

BOSA. Dopo le lunghe udienze dedicate ai testimoni del pubblico ministero, tocca alla difesa armarsi di martello e scalpello per provare a far venir giù l’impianto accusatorio. Al processo per i lavori alla diga foranea del Temo e nei fondali di Capu d’Aspu, per cui sono imputati la commissione di collaudo, la ditta esecutrice dei lavori e alcuni ex amministratori e funzionari comunali, il perito rissponde colpo su colpo alle contestazioni contenute nei capi d’imputazione.

L’audizione dell’ingegner Cherchi, tecnico regionale e massimo esperto di appalti e opere pubbliche, si incentra sui punti nodali di tutta la questione ovvero sul completamento dell’opera di scavo del fondale e sulla regolarità delle verifiche della commissione chiamata ad accertare proprio quella regolarità. Il pubblico ministero Armando Mammone contesta il fatto che fosse stata fatta solo una verifica a campione tramite l’utilizzo dello scandaglio a mano, strumento ritenuto di scarsa precisione. Il perito sostiene invece che sia stato un modo di operare corretto e che quel tipo di misurazione sia la prassi per la marina mercantile.

Ci sono poi altri aspetti più burocratici che sono stati esaminati, come quello dell’assenza di un ordine di servizio o la contabilizzazione dei lavori o ancora la rendicontazione che, secondo la procura, avrebbe tratto in inganno il Comune che avrebbe pagato per dei lavori non eseguiti. Per il perito tutta la documentazione è rintracciabile nei vari atti del procedimento per cui non ci sarebbero state inadempienze né la commissione avrebbe quindi commesso dei reati nel certificare l’avvenuta conclusione dei lavori. Tanto più che l’attestazione della conclusione di essi è argomento che spetta a chi materialmente li esegue. Sono argomenti forti che contrastano con le motivazioni che hanno spinto l’accusa a portare i componenti della commissione di collaudo dell’opera, gli ingegneri Tonino Manca di Sedilo, Piero Dau e Antonello Garau di Oristano (difesi dagli avvocati Gianfranco Siuni e Roberto Dau); il responsabile dell’impresa Research esecutrice dei lavori Salvatore Bisanti e il responsabile dei lavori, l’ingegnere cagliaritano Paolo Gaviano (difesi dagli avvocati Franco Luigi Satta e Speranza Benenati). Assieme a questi sono imputati il geometra Luciano Baldino, responsabile del procedimento per conto del Comune, l’impiegata Mariangela Motzo, l’ex sindaco, Piero Casula (difesi dall’avvocato Guido Manca Bitti).

All’udienza di ieri
seguirà quella dell’8 marzo quando gli ultimi testimoni della difesa sfileranno davanti ai giudici. Ma la fine del processo non è dietro l’angolo perché è stata programmata una serie di udienze che riempiranno il calendario sino a settembre, periodo per il quale è prevista la sentenza.

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