Abbanoa, il pm: «Condanna per Murtas»

Chiesti 8 mesi per il direttore generale a processo per interruzione di pubblico servizio. La denuncia del Comune di Modolo

MODOLO. La guerra dell’acqua iniziata diversi anni fa si combatte ancora in tribunale, dove sotto processo e a rischio di condanna c’è il direttore generale di Abbanoa, Sandro Murtas. Su di lui pende la doppia accusa di interruzione di pubblico servizio e del mancato rispetto dell’ordinanza del sindaco Omar Hassan. Ma soprattutto pende la richiesta di condanna a otto mesi sollecitata dal pubblico ministero Marco De Crescenzo. Contemporaneamente il giudice civile è chiamato a valutare se il credito da circa 600mila euro che Abbanoa vanta nei confronti dell’amministrazione del Comune della Planargia sia o meno esigibile.

L’antefatto. È il 19 novembre del 2013 quando Abbanoa riduce la portata della fornitura idrica. La decisione del gestore del servizio arriva dopo alcuni solleciti di pagamento. Il Comune fa parte infatti di quello schieramento di ventinove che non ha mai aderito ad Abbanoa, la quale però fornendo l’acqua e i servizi collegati alla gestione della rete idrica e fognaria presentava anche il conto. La contromossa del sindaco è quella di emettere un’ordinanza con la quale si imponeva il ripristino immediato del servizio. Abbanoa non ottempera, ma dopo qualche mese arriva un provvedimento del tribunale a riportare tutto alla fase precedente. Da novembre 2013 si è arrivati ad aprile 2014.

L’accusa. Il Comune – parte civile assistito dall’avvocato Giuseppe Longheu – presenta anche una denuncia e il pubblico ministero individua nel direttore generale di Abbanoa, Sandro Murtas, colui al quale chiedere conto dell’interruzione di pubblico servizio. Alcuni testimoni e soprattutto il sindaco, nelle precedenti udienze, spiegano che la riduzione della portata impedì l’approvvigionamento di alcune zone del paese lasciando diverse abitazioni senz’acqua. In più il pubblico ministero si fa forte del pronunciamento della sezione civile del tribunale che era intervenuto nel 2014 per ripristinare il servizio nella sua pienezza e anzi stabilendo che la portata idrica passasse da 2 a 3 litri al secondo. E la morosità? Facilmente spiegabile con l’annoso problema delle tariffe. Chi non ha aderito ad Abbanoa sostiene che a stabilirle dovesse essere un’autorità terza e non arbitrariamente Abbanoa.

La difesa. Ricostruzione quasi coincidente, ma esiti diametralmente opposti. La difesa, affidata all’avvocato Massimiliano Ravenna che ha esposto ieri la sua arringa, non nega che tutto ciò sia accaduto. Parte però da presupposti diversi e arriva a conclusioni altrettanto differenti rispetto a quelle dell’accusa. Intanto nega ci sia stata l’interruzione di pubblico servizio. L’erogazione dell’acqua non cessò, semmai si passò dalla portata di 2 litri al secondo a quella di 1,6 litri al secondo. È una riduzione che comunque mantenne l’erogazione a livelli ben più alti rispetto a quelli garantiti ad altri paesi. La difesa ha fatto parlare i numeri spiegando che il parametro minimo è quello di una portata media di 180 litri al giorno per utenza, mentre a Modolo ne venivano distribuiti 700. In più ci sono i dati dei consumi che dicono come nel paese della Planargia il consumo pro capite è di circa quattro volte superiore rispetto alla media della provincia di Oristano. Da qui il dubbio che la condotta idrica sia danneggiata e abbia perdite che però Abbanoa ovviamente non ripara, non avendo Modolo acconsentito all’ingresso nel sistema
di gestione integrata. La difesa ha poi evidenziato come, pur essendo moroso nei confronti del fornitore, il Comune abbia comunque preteso il pagamento delle bollette dai suoi abitanti. Un controsenso? O tutto nella norma? La sentenza del giudice Elisa Marras arriverà il 16 aprile.

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