L’agricoltura abbatte le barriere del disagio

Progetto della Assl per ridurre le distanze e consentire l’inclusione sociale Ritorno alla terra e fattorie didattiche per i pazienti dei centri di salute mentale

ORISTANO. La prima esperienza era stata esattamente tre anni fa, ad aprile del 2015. Ventiquattro persone, con problemi di disagio sociale provenienti da venti paesi dell’Unione dei Comuni dell’Alta Marmilla supportati dall’equipe del Centro di Salute mentale di Ales, erano state ospitate in quattro fattorie didattiche, rispettivamente a Sini, Turri, Gesturi e Genoni. Quell’esperienza importante venne battezzata “Ritorno alla terra” e durò troppo poco: appena sei mesi. Ora la Assl ci riprova e cerca di creare una rete con aziende, Comuni e imprenditori per un progetto che veda l’agricoltura come occasione di recupero e inserimento per le persone svantaggiate.

Soprattutto si punta a un piano duraturo, magari a tempo indeterminato, così da permettere di offrire opportunità stabili di recupero e reinserimento non solo per i pazienti dei Centri di salute mentale, ma in generale per coloro che sono ai margini della società. L’occasione potrebbe arrivare attraverso il Piano di sviluppo rurale della Regione che attraverso la sottomisura 16.9 ha messo a disposizione poco più di 2 milioni per progetti di diversificazione delle attività agricole. Di questo si è parlato ieri pomeriggio durante il convegno-dibattito “L’agricoltura sociale per un welfare generativo” organizzato dal Dipartimento di Salute mentale e dipendenze della Ats-Assl Oristano.

Introducendo i lavori il Direttore generale dell’Azienda sanitaria, Mariano Meloni, ha sintetizzato la finalità dell’iniziativa spiegando: «La sanità è fatta di benessere a 360 gradi e il disagio sociale può trovare risposte in questo tipo di progetti». Insomma, una vera e propria sfida dove il lavoro nei campi si chiama agricoltura sociale e diviene strumento di inserimento non solo occupazionale. I lavori, coordinati da Filippo Bartolomeo, operatore del Dipartimento di salute mentale, hanno visto oltre agli interventi prettamente tecnici di Nicola Sassu dell’assessorato all’Agricoltura; di Francesco Severino Sanna di Laore e Michele Ruju, presidente della rete d’imprese Fa.In.A.S. (Fare Insieme Agricoltura Sociale) che ha raccontato l’esperienza che da anni si svolge in alcune aziende della Baronia.

«Riportare l’agricoltura al ruolo sociale: è stata questa l’esperienza che abbiamo vissuto in Alta Marmilla con un progetto che è stato purtroppo troppo breve», hanno spiegato Zelia
Marrocu e Cristian Chianello che del progetto era stato tutor. In realtà in alcune zone i Comuni stanno provando ad attivarsi in questo senso. È il caso del vigneto sociale che sta sorgendo fra il Montiferru e la Planargia, come ha spiegato il sindaco di Sennariolo, Gianbattista Ledda.

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