Mancano infermieri, si blocca Chirurgia

Carenze di organico: sospesi gli interventi anche in Urologia e Week Surgery. Garantite solo le operazioni d’urgenza

ORISTANO. Bisturi nel cassetto. La carenza di personale costringe il reparto di Chirurgia e Urologia e la Week Surgery del San Martino a chiudere le sale operatorie, interrompere gli interventi e persino a tenere vuoti dieci posti letto altrimenti occupati quando si è a pieno regime. L’emergenza è scattata all’inizio della settimana, quando per motivi di salute ben quattro infermieri sono stati costretti a rimanere a casa per malattia, aggiungendosi a un quinto assente da diverso tempo e non sostituito. Anche chi lavora in ospedale ha i suoi acciacchi e il fatto che siano capitati tutti contemporaneamente ha messo in ginocchio il reparto.

Così i primari Gianfranco Porcu per Chirurgia, Vincenzo Pecoraro per Urologia e Alessandro Baccoli responsabile del servizio di Week Surgery dell’ospedale di Ghilarza che però svolge gli interventi principali esclusivamente al San Martino non hanno avuto molte scelte. Senza personale, gli arnesi del mestiere rimangono nel cassetto, eccezion fatta per le urgenze, facendo così slittare una serie di attività già programmate. L’emergenza dovrebbe durare per tutta la settimana visto che il rientro del personale oggi in malattia è previsto per l’inizio della prossima. Al momento non ci sono certezze e, come per i pazienti in prognosi riservata, la situazione verrà valutata giorno per giorno.

Nel frattempo gli interventi programmati devono essere rinviati. L’ospedale San Martino risente della carenza di personale medico e infermieristico con turni che stanno diventando massacranti o che, al primo intoppo, saltano del tutto come in questo caso. Del resto, guardando solo la situazione legata agli infermieri si scopre assai velocemente che dai ventidue di qualche mese fa si è scesi a una squadra di appena diciassette, numero sufficiente o quasi solo se tutto fila liscio. Le mancate sostituzioni del personale che era stato assunto a tempo determinato o quelle di dipendenti che sono si sono poi trasferiti in altri ospedali o che sono alle prese con malattie di lungo corso hanno generato una cronica carenza.

Sotto accusa finiscono le pratiche per ottenere le sostituzioni. Quelle decise dopo la formazione dell’Ats unica per la Sardegna appaiono complessa. Scomparsa dai radar la questione assai contestata della chiamata attraverso agenzia interinale su cui sta indagando la procura che coordina l’indagine della Guardia di finanza sulle assunzioni, la chiamata al lavoro è avvenuta per parecchio tempo attraverso le graduatorie. Una volta esaurita la graduatoria, gli spazi di manovra sono limitati, tanto che si è arrivati alla situazione attuale. In più, per ottenere sostituzioni, ora è necessario che l’Assl oristanese faccia sponda con le sue richiesta prima su Cagliari poi su Sassari dove c’è la direzione dell’Azienda Tutela Salute con una procedura tutt’altro che adeguata ad affrontare le urgenze.

Non rimane quindi altra strada se non quella non certo ideale di
temporeggiare e aspettare che passi la tempesta. Sperando che l’onda lunga delle carenze di organico non si abbatta anche su altri reparti – Pediatria e Cardiologia appaiono quelli più in sofferenza – che hanno notevoli difficoltà a coprire tutti i turni.

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