Abbanoa, assolto il direttore Murtas

Era stato denunciato dal sindaco di Modolo per interruzione di pubblico servizio in seguito alla riduzione dell’erogazione

MODOLO. Abbanoa vince il primo round con il Comune di Modolo in attesa che si concludano le altre due riprese, più o meno prossime al suono del gong. Sandro Murtas, direttore generale dell’ente che gestisce il servizio idrico regionale, incassa l’assoluzione – il pubblico ministero Marco De Crescenzo aveva chiesto la condanna a otto mesi – di fronte alla denuncia presentata dal sindaco Omar Hassan che lo accusava di interruzione di pubblico servizio e del mancato rispetto dell’ordinanza con cui lo stesso primo cittadino chiedeva il ripristino del servizio ridotto nel novembre del 2013. E adesso, il gestore idrico, parato il colpo, cerca di sferrare quello da ko denunciando il sindaco invocando una sorta di effetto boomerang.

La prima denuncia. È comunque a quei giorni del 2013 che bisogna tornare. Lo scontro tra l’amministrazione locale e Abbanoa si infiamma nel momento in cui il gestore decide di ridurre la portata idrica del 20%. È il culmine di un tira e molla che andava avanti già da tempo, con Abbanoa che chiedeva il pagamento dei consumi di svariate annualità pari a 600mila euro. I solleciti restano lettera morta e allora si procede al ridimensionamento della portata. Si passa da 2 a 1,6 litri al secondo e la diminuzione, benché la distribuzione sia maggiore rispetto a quella che viene effettuata nella quasi totalità dei centri abitati che si trovano sotto la gestione di Abbanoa, mette in ginocchio diverse abitazioni. La fornitura dell’acqua è scarsa ed è in questo momento che il sindaco decide di fare la sua contromossa.

L’ordinanza del sindaco. Omar Hassan emette l’ordinanza con cui chiede ad Abbanoa di recedere. È inutile perché ciascuno resta sulle sue posizioni. Così il primo cittadino decide di presentare la denuncia che porta sul banco degli imputati il direttore generale Sandro Murtas. Il pubblico ministero, sostenuto dall’avvocato di parte civile Giuseppe Longheu, che ne chiede la condanna a otto mesi gli contesta l’interruzione di pubblico servizio e il mancato rispetto dell’ordinanza. Contemporaneamente si rivolge al giudice civile e ottiene ragione: il tribunale costringe Abbanoa al passo indietro e ordina addirittura di incrementare la portata rispetto a quella precedente alla diminuzione.

La difesa vincente. Per il pubblico ministero era chiara la volontà di ricattare il Comune che è tra quelle amministrazioni che mai hanno aderito al gestore unico regionale. Solo saldando il debito, Abbanoa avrebbe ripristinato il servizio e ciò contraddice la tesi secondo cui l’intervento fosse esclusivamente un fatto tecnico legato all’eccessiva erogazione d’acqua sin lì applicata. Sono accuse che però non hanno retto alla prova dell’aula. Il giudice Elisa Marras ha accolto le tesi difensive rappresentata dagli avvocati Massimiliano Ravenna e Fabio Pili per conto dell’imputato e di Abbanoa chiamata in causa in quanto responsabile civile. In particolare, la difesa di Sandro Murtas ha ribaltato completamente i termini entro il quale incardinare il processo. Da un lato c’è il responsabile di un ente che lavora con soldi e beni pubblici che deve esigere il pagamento delle somme dovute, perché altrimenti sì che sarebbe imputabile di peculato o abuso d’ufficio. Dall’altro c’è un Comune che non ha mai pagato un solo litro d’acqua – le tariffe sono determinate sulla base
di criteri non chiari per cui non bisogna pagare, aveva detto il sindaco in aula –, nonostante da dieci anni usufruisca del servizio. Finisce con l’assoluzione e con una denuncia di rimando contro il Comune moroso, la quale attende di conoscere la sua sorte. Si rischia il contrappasso.

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