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Norbello, i migranti e l’occupazione a due facce

NORBELLO. Per i cittadini stranieri in fuga dalla guerra o da condizioni di estremo disagio i centri di accoglienza possono rappresentare l’anticamera di una nuova esistenza, un viatico per l’inserime...

NORBELLO. Per i cittadini stranieri in fuga dalla guerra o da condizioni di estremo disagio i centri di accoglienza possono rappresentare l’anticamera di una nuova esistenza, un viatico per l’inserimento nel mercato del lavoro e quindi nella società. Ma se la medaglia ha sempre due facce, il rovescio non necessariamente deve essere negativo. Non se la paura di ciò che si ignora, o per ciò che si percepisce come una minaccia a un proprio ruolo nel mondo professionale, cede il passo alla consapevolezza che il sistema dell'accoglienza può diventare un’occasione di lavoro anche per chi vive nel territorio.

Sotto questa luce il fenomeno dell’immigrazione di massa è stato analizzato al campeggio comunale, dove attualmente sono ospitate 77 persone di diverse etnie richiedenti protezione internazionale. All’iniziativa ha partecipato l’assessore regionale Filippo Spanu, che ha tratto un’impressione positiva dell’attività svolta a Sant’Ignazio: «È stato un incontro utile e proficuo in una realtà che da tempo opera in quest’ambito. Lo studio della lingua italiana è un passo fondamentale per un primo positivo inserimento dei richiedenti asilo e su questo ho trovato giovani motivati pronti ad approfondire la conoscenza».

Gli esempi di inclusione non mancano al Nuraghe Ruiu, dove diversi ragazzi hanno intrapreso un percorso che gli ha permesso di trovare un’occupazione e di raggiungere una condizione di totale autonomia. Tra coloro che hanno trovato la propria strada c’è Mamadou, giovane del Mali che mette conoscenze e competenze acquisite con la laurea in matematica applicata al servizio degli studenti che frequentano gli istituti superiori di Macomer. Poi ci sono gli esempi dei migranti che sono riusciti a cogliere l’occasione di un lavoro stabile grazie ai percorsi formativi o alla mediazione del centro che li ospita. «Dal 2014 una quindicina di cittadini stranieri sono stati assunti con regolare contratto, soprattutto nel settore agricolo o come manutentori. Tre di loro lavorano in pianta stabile da noi come cuochi, aiuto cuochi e manutentori e un quarto sarà assunto a fine tirocinio. Inoltre la collaborazione con la onlus Mandela ha aumentato le possibilità di uno sbocco occupazionale per i richiedenti asilo», spiega il gestore Salvatore Loi, che conosce bene pure l’altro lato della medaglia: «Oggi la struttura ha quattordici dipendenti
tra mediatori culturali, psicologi, amministrativi, camerieri, baristi e accompagnatori. In una realtà come questa non è un numero trascurabile, in più parliamo di giovani. Consideriamo poi che il sistema dell'accoglienza crea un indotto e questo si riflette sull’economia del territorio».

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