La terapia del tango contro il Parkinson

Malati da tutta l’isola per la Giornata mondiale a loro dedicata: musica e ballo per migliorare la qualità della vita

ORISTANO. Sono arrivati da tutta la Sardegna, da Cagliari, Carbonia, Nuoro, Sassari e Simaxis, per stare assieme e dimenticare, almeno per un giorno, la malattie e la solitudine che spesso comporta. Almeno duecento persone, pazienti colpiti dal parkinson accompagnati da familiari, amici, qualcuno dalla badante, fin dalla mattina hanno trasformato i giardini pubblici di viale Repubblica in un grande salone delle feste, all’aperto. Una scelta non casuale, quella delle associazioni che riuniscono pazienti e familiari, che, coordinate dalla Fish Sardegna, la Federazione italiana per il superamento dell’handicap, di non tenere il raduno al chiuso di una sala convegni e per questo, di posticipare le celebrazioni della Giornata mondiale della Persona con Parkinson (che si tiene l’11 aprile) a metà maggio.

«Volevamo una festa, all’aperto, prenderci un giorno di vacanza dalla malattia», spiega Maria Grazia Martana, presidente dell’Associazione Parkinsoniani di Nuoro. «Vogliamo far capire che ognuno di noi non è una malattia che cammina, ma una persona, esattamente come tutti gli altri»: le parole di Alfio Desogus, presidente regionale della Fish, sono più che esplicative.

Lui, che molti anni fa, a causa di una malattia ha perduto la vista, costretto a lasciare il lavoro di insegnante, ha scelto di non precipitare nell’isolamento, ma di impegnarsi, pubblicamente, per il superamento dell’handicap. Ieri, agli occhi dei profani, si è mostrato un modo diverso per affrontare una malattia, il parkinson, che toglie la libertà di muoversi ma non di pensare. Così, dopo i discorsi di rito, i saluti delle autorità, fra cui il sindaco, Andrea Lutzu e Gianfranco Pitzalis, direttore del Dipartimento di salute della Assl di Oristano, la festa ha avuto inizio, in un modo assolutamente non convenzionale per dimostrare che la socializzazione, l’arte, il divertimento, se non far guarire possono comunque rallentare l’avanzare della malattia. Quattro i laboratori all’aperto, dove i parkinsoniani hanno potuto cimentarsi con la ginnastica dolce, la musico-canto terapia, la rieducazione posturale con il metodo Feldenkrais e la tango terapia.

Sì, proprio la danza che rende liberi, capace di coinvolgere tanto intensamente da far dimenticare che i movimenti sono impediti dalla malattia. Così, quando dall’amplificatore nel parco cittadino si sono diffuse le note dei classici del tango, il prato è diventato una straordinaria sala da ballo. Straordinaria perché i pazienti, per la maggioranza anziani, dopo un primo istante di incertezza, si sono sciolti, cimentandosi nella danza, quasi che mai le loro gambe irrigidite e le braccia hanno ripreso la forza dimenticata, così come i volti, che avevano riacquistato il sorriso, in una atmosfera di leggerezza assoluta.

«Sì, con la danza e la musica, si riacquista la fluidità dei movimenti», spiega Mauro Diana, cagliaritano, maestro di tango «Mi sono diplomato all’Accademia di Roma», a 53 anni ha messo a disposizione le sue competenze a sostegno dei malati di parkinson. Sul prato, assieme alle sue assistenti, Beatrice e Mary, signore di mezza età, ma soprattutto, ballerine di grande esperienza, Mauro rassicura subito i principianti «Non faremo tango figurato. Partiremo da tre movimenti semplici». I pazienti ascoltano con concentrazione, spinti dalla musica ritrovano all’improvviso sicurezza e agilità dimenticate. È davvero sorprendente veder danzare persone che fino a pochi istanti prima, a malapena erano riusciti a sollevarsi dalla sedia. «La danza non guarisce, di sicuro,
però aiuta a rallentare la malattia», dice Mauro, che da quattro anni presso l’Associazione parkinsoniani di Cagliari tiene due volte a settimana i corsi di tangoterapia. «Quando vengono a lezione -dice riferendosi ai suoi allievi - non vorrebbero mai smettere. E questo è bellissimo».

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