Il caso San Martino, Arru: valorizzata la specificità

L’assessore regionale al Consiglio convocato sulle criticità dell’ospedale  Il direttore generale dell’Ass Meloni: in arrivo 4 radiologi e 11 infermieri

ORISTANO. Una equìpe d’eccezione per il caso del malato ospedale San Martino, affetto da mancanza cronica di personale, medico, infermieristico e oss. Ieri il consiglio comunale convocato dal sindaco – e presidente del distretto socio-sanitario – Andrea Lutzu dopo il caso sollevato da tutte le sigle sindacali dei medici e del personale sanitario, ha registrato la presenza dell’assessore regionale alla Sanità, Luigi Arru, del direttore generale dell’Assl Mariano Meloni e di buona parte dei consiglieri regionali espressione del territorio. Mancava Fulvio Moirano, super manager dell’Ats: la sua presenza avrebbe potuto dare qualche risposta in più.

Ma comunque, qualche buona notizia si registra. L’ha fornita il direttore generale Meloni, ed è contenuta nei numeri: sono in arrivo quattro radiologi e undici infermieri. Ma se la crisi del San Martino «non è strutturale, ma congiunturale», secondo Meloni, le ragioni di questa crisi, individuate dagli oppositori dell’Ats nella riforma della sanità, vengono da lontano. Ha provato a spiegarle l’assessore Arru, con una premessa: «Non ho compiti gestionali ma di programmazione». Ci sono indirizzi che arrivano dal ministero dell’Economia, riguardanti una situazione di spesa fuori controllo: vale a dire che la Sanità sarda «era fuori di 350/400milioni di euro con una spesa pro capite di gran lunga superiore a quanto stabilito dal Cipe», ha detto Arru. In questo quadro, intervenire era obbligatorio: «abbiamo evitato il commissariamento, che avrebbe significato il blocco totale del turn over, addizionale Irpef e Irap, e ticket: vorrei ricordare che con la Valle d’Aosta la Sardegna è l’unica regione che non ha il ticket sui medicinali». Una riorganizzazione del territorio indifferibile, dunque; bisogna capire come e perché questa si stia traducendo con situazioni di difficoltà, del San Martino in particolare. Arru ha ribadito che in realtà la riforma riconosce le specialità di Oristano: «La Storke Unit che in teoria dovrebbe stare vicino alla neurochirurgia ma viene comunque istituita»; e non è cosa da poco. «La Cardiologia passerà da 13 a 18 medici perché Oristano, come Nuoro, Sassari e Cagliari, sarà operativa sulle 24 ore», ha ricordato ancora Meloni. Per il quale, ogni qualvolta si tratti di sostituire maternità o malattie lunghe «Moirano non ha mai fatto problemi».

Ma, i problemi ci sono, comunque. Oristano perde personale, e nessuno vuole venirci. E bisognerebbe che una «cabina di regia intervenisse, non si possono sottrarre risorse da un luogo a beneficio di altri», ha rimarcato Augusto Cherchi, consigliere regionale e medico, per il quale, l’Ats è una specie di iattura e Moirano il meno adatto ad applicare in Sardegna la riforma. Sulle migrazioni continue da Oristnao è intervenuto Domenico Gallus, come Cherchi consigliere regionale e medico. «Per chiedere di venire qui bisogna essere kamikaze o investiti da Ippocrate: turni da 5 notti a settimana, interventi a migliaia». Per Gallus la «riforma ospedaliera con il problema di Oristano non c’entra nulla: quando sono arrivato in Commissione, Ghilarza ad esempio era quasi sparita». E se si sono salvati i piccoli ospedali, c’è da dire
che «il problema è che quanto si è scritto è rimasto, finora, solo scritto». Ma ci vuole tempo, avevano già detto Arru e Meloni: un’unica Ats con 16mila dipendenti è una macchina-monstre da mettere a punto. Il problema è che, per ora, negli ingranaggi ci finiscono pazienti e personale.

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