La Nuova Sardegna

Oristano

Katia, il suo coraggio è senza fine

Da un ospedale all’altro, l’ex calciatrice ha aperto una pagina Facebook

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ORISTANO. Katia Defraia, 34 anni di Oristano, ha iniziato la sua lotta quando era ancora un'adolescente. Aveva solo diciassette anni quando si è affacciata alla finestra di un mondo che non conosceva, fatto di camici bianchi, corsie di ospedali e sale operatorie. Giocava una partita di calcio quando per un incidente in campo ha visto le sue certezze sgretolarsi per la prima volta davanti a dei sintomi che avrebbero trovato delle diagnosi drammatiche solo diversi anni dopo. Katia, infatti, è affetta da diverse patologie tra cui la sindrome di MEN, che crea neoplasie multiple a carico del sistema endocrino, il morbo di Crohn, una patologia infiammatoria cronica dell'intestino, un'insufficienza renale, la sindrome di Cockett, che crea problemi al midollo osseo. Sono diversi i tumori che l'hanno portata e la porterebbero a viaggiare da un'ospedale all'altro fuori dalla Sardegna per poter superare gli ostacoli che le si pongono inesorabilmente davanti, ma il coraggio e la voglia di andare avanti di Katia da soli non bastano a superare lo scoglio delle spese economiche che deve sostenere per poter ricevere cure adeguate. "Il 24 maggio dovrei andare all'Ospedale San Raffaele di Milano per fare delle visite importanti per un disturbo all'osso del cervello dovuto ad un tumore che ho operato proprio lì nel 2010 – spiega Katia Defraia – questo disturbo mi provoca da diversi mesi forti emicranie costanti, che non mi lasciano dormire». Non si riescono a contare le difficoltà che ha incontrato e incontra nel suo cammino ogni giorno, ha visto le sue gambe fermarsi, le sue ossa spezzarsi con facilità e la luce davanti ai suoi occhi spegnersi improvvisamente. Ma la forza e la grinta che aveva nel campo di calcio Katia non l'ha abbandonata e l'ha usata per superare alcune delle tante battaglie che deve combattere quotidianamente ma che, nonostante la sua tenacia, non può combattere da sola. «La pensione di invalidità purtroppo non è sufficiente a coprire le troppe spese necessarie per potermi curare – prosegue – ho bisogno di integratori, di vitamine, di medicine e di presidi medici in continuazione. Ho problemi a masticare e a deglutire e per questo sono costretta a seguire una dieta particolare ma costosa». Per questo Katia ha aperto da diversi anni un gruppo su Facebook chiamato “Una mano per Katy”, per gridare la sua voglia di vivere e chiedere aiuto per poter fare le visite specialistiche fuori dall'isola e continuare a combattere. Son oltre mille gli amici che la seguono e la incoraggiano.

Roberta Fois

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