Via dalle aree svantaggiate nove comuni in rivolta

Ghilarza, in pericolo l’accesso ai fondi del ministero delle politiche agricole «Ma senza quei finanziamenti i nostri paesi rischiano di morire»

GHILARZA. I sindaci dei Comuni che rischiano di uscire dalle zone svantaggiate si preparano alla mobilitazione. Nel vertice che lunedì li ha riuniti a Ghilarza hanno concordato una trasferta a Cagliari per investire la Regione del problema, definendo preventivamente una linea univoca per contestare al ministero delle Politiche agricole gli esiti del riesame dei parametri biofisici adottati nella classificazione dei territori con vincoli naturali. Dalla presenza di almeno uno degli otto indicatori di riferimento dipende l'attribuzione della condizione di area svantaggiata e quindi l'accesso delle aziende agricole ai fondi comunitari.

Secondo l'aggiornamento nove Comuni sardi non possiedono più i requisiti che ne decretavano la permanenza tra le aree svantaggiate. Il nuovo studio colloca Ghilarza, Sedilo, Aidomaggiore, Boroneddu, Tadasuni, Soddì, Ottana, Dualchi e Noragugume tra le “aree normali”: una conclusione che ha provocato la reazione sdegnata dei rappresentanti istituzionali.

Gli amministratori confutano criteri e metodi di valutazione basando le loro obiezioni sulla mancanza di corrispondenza tra la realtà e i rilevamenti del ministero. Valutazioni che trascriveranno in una nota da inviare all'assessore all'Agricoltura Pier Luigi Caria, cui hanno chiesto un incontro urgente.

La Regione ha già avviato una ricognizione dei parametri biofisici e presenterà osservazioni ed eventuali controdeduzioni alla revisione operata dal ministero. I sindaci l'hanno già messa in discussione: «Stiamo collaborando con Laore per redigere una relazione che certifica la condizione di svantaggio dei nostri territori», ha spiegato il primo cittadino di Sedilo, Salvatore Pes. «Ci troviamo sull'altopiano di Abbasanta, caratterizzato da uno spesso strato di roccia, da un'elevata pietrosità superficiale e da una significativa percentuale di aridità del suolo. Non ci sono sistemi irrigui, se non in piccole superfici adibite a foraggere, non disponiamo di riserve idriche accessibili e siamo soggetti a siccità persistente», ha aggiunto.

A Sedilo sono circa 170 le aziende zootecniche che rischiano l'estromissione dalle politiche agricole comunitarie. «Significherebbe l'abbandono delle campagne e quindi la fine di un presidio contro incendi e
fenomeni di dissesto idrogeologico», ha paventato Pes.

L'orizzonte è fosco. «Non abbiamo industrie, non c'è turismo, se ci tolgono agricoltura e pastorizia non rimane nulla», è lo scenario prefigurato dall'assessore di Ghilarza Giovanni Corrias.

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