Un busto di Falcone nel carcere dei tanti 41bis

L’opera dello scultore Giuseppe Maccioni nella casa circondariale di Massama Dietro le sbarre ci sono 175 detenuti in regime di alta sicurezza con 67 ergastolani

ORISTANO. È stata una festa dal duplice significato quella di ieri al carcere di alta sicurezza di Massama, dove le celebrazioni per il 201esimo anniversario della fondazione della Polizia penitenziaria è stata fatta coincidere con il 26esimo anniversario della strage di Capaci. Il busto di pietra bianca, opera dello scultore Giuseppe Maccioni e donato dalla Cooperativa Il Seme, scoperto ieri mattina, è un monito al rispetto della legalità. A Massama, dove il giardino di rose dedicato ai giudici Falcone e Borsellino è coltivato dai detenuti, finiscono infatti i condannati per reati di criminalità organizzata, quella contro cui i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino hanno combattuto fino al loro assassinio.

Su una popolazione carceraria che attualmente si attesta a 223 detenuti (contro una capienza massima di 300), la maggioranza dei detenuti di Massama, 175, sono in regime di alta sicurezza, altri 39 sono ex 41 bis e 67 sono gli ergastolani, buona parte dei quali, sconta una condanna che mai gli permetterà di usufruire di alcun beneficio o sconto di pena. In altre parole, sono carcerati a vita. Il numero dei detenuti sottoposti a regime di media sicurezza si ferma a 48 e soltanto otto di questi hanno la possibilità di uscire durante il giorno per recarsi al lavoro.

I dati ufficiali li ha forniti il comandante della Polizia penitenziaria del carcere di Oristano, il commissario capo Salvatore Cadeddu, che illustrando il bilancio di un anno di lavoro, ha parlato della complessità di una struttura, dove 160 agenti in 12 mesi hanno effettuato 786 traduzioni (per 1.240 detenuti), delle quali 110 fuori Sardegna, ma hanno anche stilato 62 atti di polizia giudiziaria, trasmesso sei notizie di reato e arrestato il familiare di un detenuto scoperto a tentare di introdurre stupefacenti in carcere.

Il commissario Cadeddu non ha nascosto le difficoltà di lavorare in un carcere dove, l’anno scorso ci sono state due aggressioni ai danni di agenti in servizio. Gli sforzi per creare comunque le condizioni di una detenzione con fini di recupero però non mancano. Ad esempio la scuola, che con il sostegno dell’amministrazione comunale ieri rappresentata dal sindaco Andrea Lutzu e dall’assessore alla Cultura Massimiliano Sanna, permette a 80 detenuti, divisi in 9 classi, di frequentare corsi di studio che comprendono anche le scuole superiori.

Il direttore della struttura Pier Luigi Farci ha riconosciuto il notevole lavoro degli agenti e ha parlato di «un buon rapporto con la realtà locale che ci ha permesso, per primi, di realizzare progetti importanti all’esterno». Fra questi, la ricerca archeologica con detenuti impegnati in scavi importanti, dal ponte romano di Santa Giusta alla zona dei giganti di Mont ’e Prama, passando per Forum Trainai, le antichissime terme di Fordongianus.

Il direttore ha poi lanciato l’idea: «Ogni istituto carcerario adotti un sito archeologico». E l’archeologo Raimondo Zucca ha aggiunto: «Solo la dedizione dei detenuti archeologi ha permesso scoperte eccezionali, fra cui il ritrovamento del primo frammento di bronzetto nuragico a Monti Prama». Il lavoro dunque, come opportunità di reinserimento sociale. A questo proposito Pierluigi Farci, rivolgendosi alla consigliere regionale
Anna Maria Busia, intervenuta per consegnare al carcere la bandiera con i 4 mori, dono del presidente del consiglio regionale, Gianfranco Ganau, ha chiesto che esperienze come quelle di Massama vengano messe a sistema: «Da soli, non ce la facciamo».

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