Zone svantaggiate, la paura dei sindaci

Nove paesi del Guilcer temono ripercussioni economiche dopo l’esclusione

SEDILO. «L’esclusione dalle zone svantaggiate comporterebbe una serie di problematiche di carattere economico, sociale e strutturale; accentuerebbe la tendenza dell’abbandono delle attività agricole e i fenomeni di spopolamento». Con questi oscuri presagi si apre la lettera che gli amministratori dei territori finiti sotto la tagliola del ministero delle Politiche agricole hanno trasmesso alla Regione per chiedere il consolidamento della delimitazione delle aree svantaggiate. Condizione che secondo l’ultima revisione non sussiste più.

«Il regime degli aiuti comunitari aveva lo scopo di colmare le disparità naturali esistenti tra le diverse regioni dell’Unione Europea incentivando le attività agricole nelle aree depresse e compensando il mancato reddito degli operatori», ricordano gli amministratori dei nove Comuni a rischio, che rimproverano al governo centrale di Roma di avere in parte tradito quegli obiettivi. «Il processo di revisione di zone svantaggiate e intermedie, iniziato con la riforma della politica comunitaria 2007-2013 su richiesta della Corte dei conti europea, va in direzione opposta a quella proposta dal ministero – sostengono i firmatari del documento –, infatti prevede l’individuazione di territori per rafforzare gli obiettivi ambientali e di gestione, che si sarebbero dovuti raggiungere entro il 2010. Il dicastero italiano avrebbe dovuto individuare ulteriori zone caratterizzate da svantaggi naturali considerevoli con scarsa produttività del suolo o condizioni climatiche avverse, ma non l'ha fatto». È quello che rimarcano i sindaci di Sedilo, Ghilarza, Ottana, Boroneddu, Tadasuni, Aidomaggiore, Dualchi, Noragugume e la commissaria di Soddì.

Sotto accusa ci sono i criteri di valutazione e la metodologia che hanno portato a rivedere i caratteri fisici, ambientali e climatici di alcune porzioni del Guilcer e del Marghine. I promotori della vertenza sostengono che quei parametri permangono, poiché i territori presi in esame sono caratterizzati da tratti con forti pendenze e da substrati rocciosi con pietrosità eccessiva e scarsità di suolo. «Questi indicatori biofisici – rilevano –, abbinati a condizioni climatiche molto difficili e a scarsità
d’acqua, si traducono in un periodo vegetativo ridotto adatto solamente a colture foraggere tipiche di allevamenti estensivi o semi-estensivi».

Per zone già alle prese con un costante e preoccupante calo di popolazione, la novità burocratica apre nuovi scenari. Non buoni.

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