A Magomadas chiude l’ultimo negozio

La titolare della rivendita di alimentari costretta ad abbassare le serrande, tra tasse e una stagione turistica troppo corta

MAGOMADAS. Mezzogiorno di vuoto nella via Vittorio Emanuele. Ha chiuso battenti il quindici maggio l’ultimo negozio di alimentari rimasto in paese. Calo della clientela, alti costi d’esercizio, spopolamento, stagione turistica sempre più risicata, concorrenza dei più grandi centri commerciali, alcuni dei nodi arrivati al pettine per la proprietaria, Rosa Cossu. Che alla fine, dopo una strenua resistenza per cercare di assicurare il servizio soprattutto ai più anziani, oggi costretti a viaggiare anche per comprare un semplice chilo di pane, ha dovuto abbassare mestamente le serrande del suo negozio che si affaccia sulla via principale di Magomadas.

Nel paese restano poche cose. Il presidio dello Stato è garantito dal Comune (commissariato); poi, un circolo, un bar, le poste e per l’assistenza spirituale la parrocchia. Via Vittorio Emanuele è il principale asse stradale attorno a cui è cresciuto il paese più moderno, che dal centro storico domina invece la vallata del rio Turas, e la costa fronte mare a sud ovest. Centro dalla millenaria tradizione contadina il borgo fra Tresnuraghes e Modolo guarda al turismo come possibile chiave di rilancio economico, e freno alla continua diaspora di giovani e meno giovani.

Ma il saldo tra residenti che calano e servizi che chiudono è pesante. Ultimo “colpo” l’abbassarsi della serranda dell’unico negozio di alimentari (fino ad una quindicina di anni fa erano più d’uno) rimasto in paese, gestito da Rosa Cossu. «Troppe le tasse e le spese a fronte di incassi sempre più risicati. Una situazione insostenibile» spiega la commerciante. «Ho aperto nel 2007, fino al 2009 eravamo in due e non c’era tempo neanche di tirare il fiato, si lavorava a tempo pieno. Poi qualcosa è cambiato» racconta.

Quel “qualcosa” è il segno della crisi generale. Ma si traduce anche in un numero sempre minore di clienti nel paese dove, come per altri centri della Planargia, lo spopolamento è incognita ormai del presente. «Non solo questo: ho verificato che molte delle famiglie di emigrati che prima tornavano a Magomadas e restavano qui anche mesi, da qualche anno non vengono più oppure si fermano solo per un paio di settimane. La stagione turistica, soprattutto dopo i tagli dei voli low cost, si è ridotta all'osso. Poi c’è la concorrenza con i centri commerciali, per quanto abbia sempre avuto grande attenzione ai prezzi» altri elementi. Un racconto con accenti di comprensibile tristezza, ma anche di umana e civile preoccupazione quello di Rosa Cossu. «In questo negozio ho investito con tanto sacrificio il mio futuro. Non era più possibile andare avanti, anche se ho lottato ho dovuto chiudere. Ma oltre al dispiacere personale penso anche a tutte quelle persone, soprattutto gli anziani, a cui veniva garantito un servizio vicino a casa, che ora dovranno trovare altre soluzioni»
l'amara riflessione. Certamente spunto di approfondimento e dibattito anche per le istituzioni, in una zona dove se mai dovessero approdare soluzioni ed idee di rilancio, per ora sulla carta, il rischio è trovare uno scenario da deserto sociale.

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