Zone svantaggiate, cresce l’ira degli allevatori esclusi

Proteste nei comuni del Guilcer e dell’Alto Oristanese colpiti dal provvedimento Parla un imprenditore: «La politica regionale sapeva e non ci ha avvisati»

SODDÌ. I chiarimenti e le rassicurazioni forniti ieri dall’assessorato regionale all’Agricoltura sulla questione dell’esclusione di nove paesi del Centro Sardegna dalle aree svantaggiate non bastano a tranquillizzare le comunità rurali, che temono decisioni irrevocabili dal ministero e da Bruxelles. La paura del tracollo delle aziende conseguente a un’ipotetica ratifica della revoca di condizione di svantaggio non è però l’unico sentimento ad agitare gli allevatori, irritati e sdegnati per essere stati ignorati dalle istituzioni e dalle associazioni di categoria nel momento in cui dovevano essere preventivamente informati del rischio che correvano.

«Nessuno ha pensato che noi dovessimo essere messi al corrente – ha sbottato Domenico Serra, allevatore di Soddì, paese in cui la pastorizia è l’unica attività produttiva e una delle poche fonti di reddito della popolazione attiva –. Mi riferisco alla Regione, agli esponenti politici eletti nel territorio e agli stessi amministratori locali. Anche da parte loro è mancata la comunicazione, per non parlare del silenzio delle organizzazioni professionali. Mi sarei aspettato un incontro convocato a livello di Unione dei comuni, perché questa deve essere sentita come una battaglia comune».

Gli strali più appuntiti sono per la classe politica regionale e per il ministero delle Politiche agricole. «Davvero vogliono farci credere che non sapessero da molto tempo a cosa si stesse andando incontro con questo processo di revisione? Se la politica avesse fatto il suo dovere prima, a questa situazione non saremmo arrivati», accusa Serra, che si scaglia contro l’atteggiamento contradditorio della giunta regionale: «Come si concilia il fatto di promuovere il primo insediamento in agricoltura per incentivare i giovani con la prospettiva di uscire dalle zone svantaggiate? E la ventilata chiusura di Ara e Apa? Se il comparto perdesse le misure di sostegno sarebbe la fine per chi c’è già e ha investito in progettazioni senza avere ancora avuto un riscontro dal piano di sviluppo rurale, figurarsi cosa succederebbe a un giovane che si appresta ad aprire un’azienda. Togliere i fondi alle attività agricole significa accelerare lo spopolamento, a maggior ragione in paesi come Soddì. È paradossale che l’assessore Caria vada in giro a proporre soluzioni per il comparto e il presidente Pigliaru a proporre ricette per contrastare lo spopolamento per poi agire diversamente. Il governatore ha spesso detto che i giovani devono sapere su cosa scommettere,
ebbene, noi abbiamo scommesso sull’allevamento, ma nei nostri territori le aziende lavorano in perdita e senza misure di compensazione rischiano di chiudere». Su un epilogo favorevole ai Comuni l’assessorato è fiducioso e parla di un riesame della condizione di svantaggio non definitivo.

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