Morte sulla 131, il pm: 2 condanne

Marrubiu, il processo per l’incidente nel cantiere della Vittadello: operaio fu sommerso da una frana

MARRUBIU. Dieci anni e due mesi dopo la tragedia il processo vede finalmente il traguardo con il pubblico ministero che chiede due condanne e un’assoluzione. Peraltro, una parte della sentenza l’hanno già scritta i patteggiamenti, mentre il resto è storia processuale che verrà. La prossima udienza per la morte dell’operaio Orazio Statzu, 35 anni di Morgongiori, si svolgerà il 26 luglio. Sarà il giorno della sentenza di fronte al giudice monocratico Francesco Mameli chiamato a decidere sul caso dell’incidente sul lavoro avvenuto nel vecchio cantiere di rifacimento della 131 all’altezza di Sant’Anna. Il 7 aprile del 2008 una frana, generata da uno scavo, seppellì l’operaio che morì per soffocamento. Quell’enorme cumulo di terra di ottanta metri cubi pesava 160 tonnellate e non gli diede scampo.

Inizialmente l’inchiesta coinvolse Brunello Fulini e Antonio Valente che ricoprivano il ruolo di direttore e assistente del cantiere in cui avvenne l'incidente. Tempo fa hanno patteggiato un anno di pena, e con loro anche Luca Chiaro che era il responsabile del servizio di prevenzione e protezione dei dipendenti, che ha chiuso la sua vicenda processuale con un'oblazione di 260 euro per alcune inadempienze sulla sicurezza nel luogo di lavoro. Tutto il resto è ancora in piedi a oltre dieci anni dall’incidente. In questo tempo la Vittadello, azienda che aveva in carico l’appalto, ha risarcito per intero i familiari dell’operaio e ha assunto il figlio che ora prosegue il lavoro del padre.

Ma questa è storia processuale che ieri ha segnato un nuovo capitolo importante. Siamo ancora in primo grado e il pubblico ministero Marco De Crescenzo, dopo una serie infinita di ostacoli procedurali e di cambi di giudice, è giunto al momento delle richieste di pena o di assoluzione. Ritiene non responsabile di omicidio colposo Sergio Vittadello, presidente e amministratore delegato della ditta che porta il suo nome. Vuole invece la condanna rispettivamente a otto e sei mesi per Matteo Ferrazza, direttore tecnico della Intercantieri Vittadello, e per Francesco Anedda che a sua volta ricopriva mansioni di responsabilità nell’ambito della sicurezza sul luogo di lavoro.

La distinzione tra le varie posizioni è stata spiegata nella requisitoria, dove la pubblica accusa ha chiarito che Sergio Vittadello delega la questione sicurezza all’ingegnere Matteo Ferrazza. Quest’ultimo segue la medesima strada chiamando in causa Brunello Fulini che poi sarà colui che compirà l’errore di ordinare lo scavo da cui si genererà la frana. Brunello Fulini, oltre ad aver saldato il suo debito con la giustizia attraverso il patteggiamento, si è ritrovato anche a dover fare i conti col licenziamento da parte della Vittadello. Vicende vecchie, più attuali sono quelle delle richieste di condanna per lo stesso Matteo Ferrazza e per Francesco Anedda: la delega non li avrebbe esonerati dalla
verifica costante della presenza delle condizioni di sicurezza sul lavoro. Questo ritiene l’accusa, ma si attendono ovviamente le arringhe difensive perché il processo abbia compimento. Gli avvocati difensori Guido Manca Bitti, Mario Testa e Marco Bonomo le pronunceranno il 26 luglio.

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