La giudice decide: «La madre non veda la figlia»

Il tribunale di Viterbo sul caso del paese della Marmilla: vietato anche qualsiasi contatto telefonico

ORISTANO. Nessun contatto tra madre e figlia. Neanche per telefono. L’unica possibilità che il tribunale di Viterbo concede alla mamma 38enne è quella di vedere la propria bambina di quasi tre anni con incontri protetti, alla presenza obbligatoria degli assistenti sociali, «dal lunedì mattina al giovedì pomeriggio per almeno due ore la mattina e due il pomeriggio, anche all’esterno su valutazione discrezionale dei servizi sociali i quali dovranno procedere altresì all’audio videoregistrazione degli incontri almeno per i primi quattro giorni con l’onere di riferire al tribunale con relazione bimestrale e verificando quando gli incontri potranno essere eventualmente liberalizzati».

Così scrive la giudice Fiorella Scarpato che ha in carico il caso dell’affido della piccola contesa tra la mamma che vive in un paese della Marmilla e il padre che invece vive e lavora a Viterbo. Prima di quella frase la stessa giudice aveva chiarito che il babbo ha l’affido esclusivo della bambina e che la piccola dovrà vivere con lui a Viterbo. Subito dopo quella frase invece chiarisce ancora: «Tenuto conto delle modalità del distacco della figlia dalla madre, allo stato non si ritiene di poter prevedere, in carenza di qualsiasi controllo da parte di soggetto esterno, un contatto telefonico madre-figlia che potrebbe in realtà mettere in crisi la minore». Una successiva modifica del provvedimento sarà eventualmente valutata qualora i servizi sociali di Viterbo, all’esito degli incontri protetti tra la bimba e la mamma, riterranno opportuno che ci siano anche contatti telefonici».

È un macigno quello che piove addosso a M., la madre che martedì 3 luglio era rimasta incollata per sette ore alla figlioletta nel momento in cui i carabinieri, su imposizione del giudice, avevano fatto irruzione nella sua casa per eseguire il provvedimento del tribunale di Viterbo che, qualche mese addietro aveva stabilito che la piccola dovesse vivere a Viterbo per garantire il diritto alla bigenitorialità. Era il dicembre del 2017 e, secondo l’ultima ordinanza emessa ieri, la mamma da quel momento avrebbe osteggiato in qualsiasi modo quanto sancito dal tribunale impedendo al padre di vedere la piccola. La giudice fa la cronistoria di questi ultimi sette mesi e mezzo e bolla come inadeguato il comportamento della donna e in più ostile a qualsiasi provvedimento dell’autorità giudiziaria. Sconvolta così M. commenta l’ultima decisione: «Non la

consegnavo perché temevo che non l’avrei più rivista. Mi hanno tolto tutto, vogliono togliermi la dignità. Lotterò fino alla morte per mia figlia. Mi viene tolta per garantire il diritto alla bigenitorialità, qualcuno mi spieghi ora se questa decisione garantisce tale diritto».
 

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