Morì investito da un treno ripartono le indagini

Santa Giusta, convocati dalla polizia ferroviaria i familiari di Nicola Bussu Il ragazzo era stato travolto da un convoglio: la tragedia archiviata come suicidio 

SANTA GIUSTA. Non tutto è fermo. L’ufficialità non arriva, ma quel che accadrà oggi lascia intendere che qualcosa si è mosso e che la procura della Repubblica abbia risposto positivamente alla richiesta della famiglia di Nicola Bussu di riaprire l’inchiesta sulla morte del ragazzo avvenuta nel marzo del 2017. Questa mattina, Rita Salis ed Emanuele Bussu, madre e fratello di Nicola, saranno di fronte agli agenti della Polizia ferroviaria. È il segno inequivocabile che gli inquirenti sono disposti a guardare sotto un’altra luce il caso archiviato come suicidio.

L’ipotesi della prima ora non aveva mai convinto i familiari i quali, dopo mesi di riflessione e di dolore, avevano deciso di promuovere l’azione affinché la procura riprendesse in mano il fascicolo e facesse luce su alcuni aspetti mai chiariti. Forti di una perizia affidata a uno specialista, a febbraio, avevano inoltrato l’istanza tramite l’avvocato Samantha Baglieri. La procura avrebbe dovuto dare risposte entro luglio e proprio nei giorni scorsi c’è stata la convocazione per un incontro con i familiari, incontro che si svolgerà stamattina. Rita Salis ed Emanuele Bussu saranno accompagnati dall’avvocato e ovviamente nulla sanno di ciò che verrà loro chiesto. Sanno però che il loro appello per riconsiderare vari aspetti del caso è stato preso in considerazione.

Per i familiari gli elementi di novità apportati dalla consulenza di parte erano parecchi, così come parecchi erano gli aspetti che nella prima indagine non erano stati considerati adeguatamente. Si parla di velocità del treno, della presenza di rostri spazzaneve che sporgevano dalla sagoma delle carrozze, di segnalazioni acustiche fatte o non fatte, di ricostruzioni degli eventi discordanti tra i vari macchinisti e sono solo alcuni degli aspetti che la consulenza ha messo in evidenza. Altri sono stati ripetuti in questi mesi e riguardano le condizioni della salma del ragazzo dopo l’incidente e il posizionamento del corpo.

Per i familiari sono tutti elementi che suffragano la tesi dell’incidente, mentre cancellerebbero ogni possibilità di un gesto volontario con il quale Nicola Bussu si sarebbe tolto la vita secondo quanto sostenuto nelle motivazioni che avevano portato all’archiviazione. Ovviamente sono argomentazioni di parte che al momento non sono confermate da atti ufficiali della procura nè si può sapere se
l’inchiesta bis porterà ad un esito differente. La famiglia però accoglie con speranza e fiducia il fatto che ci sia stata la volontà di andare a fare una nuova verifica sul caso e di approfondire aspetti ai quali inizialmente non si era dato peso. Il resto lo dirà il passare del tempo.

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