Diga sul Temo, al processo mossa a sorpresa del Pm

L’accusa esibisce una rilevazione della stazione meteo di Putifigari «Il giorno del collaudo a Bosa pioveva: esito falsato». Rinvio al 2 ottobre

BOSA. Si allungano ulteriormente i tempi per la conclusione del processo sulle presunte irregolarità nei lavori della diga foranea sul fiume Temo. La requisitoria del pubblico ministero, Armando Mammone, fissata per ieri mattina, è stata invece rinviata al 2 ottobre. Rinvio dettato dal fatto che ieri mattina, in apertura dell’udienza, il pubblico ministero ha prodotto i rilievi fatti dalla stazione meteorologica di Putifigari che attestano come il giorno del collaudo dei lavori, a Bosa stesse piovendo, condizione che avrebbe falsato gli esiti del collaudo. La difesa a questo punto ha chiesto di poter visionare e valutare la nuova documentazione, imponendo al collegio giudicante, presieduto da Carla Altieri, una modifica del calendario delle udienze. Entro il 22 settembre, le parti dovranno depositare le memorie scritte, mentre, l’udienza con le richieste del pubblico ministero e della parte civile si terrà il 2 ottobre. La difesa parlerà invece nell’udienza del 22 novembre, mentre, le repliche e le conclusioni, sono state fissate al 20 dicembre.

È un processo complesso, con un’inchiesta che era partita anni fa per fare luce sulle presunte irregolarità nei lavori di ampliamento dei fondali. Le indagini hanno cercato poi di smascherare presunti accordi tra la commissione di collaudo e l'impresa per ottenere le certificazioni anche se i lavori non erano conclusi (per avere subito i pagamenti) si era conclusa con l’accusa per ex amministratori, dipendenti comunali e tecnici, di peculato, truffa aggravata, turbativa d'asta e falso.

L’inchiesta, aveva imposto una lunga fermata dei lavori del cantiere per la diga foranea, che solo di recente è stato dissequestrato. Sotto accusa ci sono l'ex sindaco Pierfranco Casula, la dipendente comunale Rita Motzo per il contestato pagamento delle ferie non godute dal geometra Luciano Baldino, ex responsabile del procedimento dell'opera pubblica. Questi aveva l'incarico di controllare l'appalto di Capu d'Aspu ed è a sua volta imputato, al pari del responsabile dell'impresa che, secondo la Procura, eseguì i lavori in modo inadeguato: si tratta Salvatore Bisanti, 66 anni di Napoli. Tra gli accusati anche l'ingegnere Paolo Gaviano, 62 anni di Cagliari, che aveva funzioni di controllo. Gli altri imputati sono appunto i tecnici della commissione di collaudo che doveva accertare la regolarità dell'opera: gli ingegneri Antonio Manca, 61 anni di Sedilo,
e i suoi colleghi oristanesi Antonello Garau e Piero Dau, accusati di aver certificato falsamente che la profondità del mare era passata da un metro e poco più a quattro metri e che nella penultima udienza avevano invece spiegato in aula di non commesso alcunché di irregolare.



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