In tremila per l’abbraccio a Giovanni Deligia

Samugheo si è stretta attorno ai familiari del giovane medico morto nelle acque della Gallura

SAMUGHEO. La vita è un soffio. Quella di Giovanni Deligia si è interrotta a soli trent’anni gettando nella disperazione una famiglia, tra lo sconcerto e la commozione della gente. Sentimenti che si sono acuiti ieri, nel momento di dire addio al giovane medico morto nelle acque della Gallura.

Al rito funebre celebrato nella parrocchia di San Sebastiano hanno assistito tantissimi parenti, amici, conoscenti – si dice fossero tremila – molti dei quali giunti da Sorgono, Tiana, Allai e Tonara. Il calore e la solidarietà umana, però, nulla hanno potuto di fronte al dolore inaudito dei genitori e dei fratelli, ai quali don Alessandro Floris ha cercato di portare un po’ di conforto e di speranza attraverso la preghiera di Sant’Agostino uno dei padri della chiesa cristiana.

«La morte non è niente. Sono solamente passato dall’altra parte: è come se fossi nascosto nella stanza accanto», ha ripetuto il parroco, che si è rivolto direttamente al padre Salvatore, anche lui medico: «Quante vite hai salvato e quanto avresti voluto salvare quella di tuo figlio, ma non ti è stato permesso. E tu – ha detto don Alessandro parlando alla mamma Maria Erminia Zedda – lo hai portato
in grembo per nove mesi, ti è stato donato per trent’anni e ora Dio te lo richiede indietro. Ma Giovanni non è lontano, è dall’altra parte, proprio dietro l’angolo». Al termine della messa il feretro è stato portato al cimitero di Sorgono, l'ultima dimora terrena di Giovanni Deligia.

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