Travolto dal treno: incidente probatorio con due indagati

Va avanti l’inchiesta per la morte del giovane Nicola Bussu Sotto indagine ci sono il macchinista e il capotreno

SANTA GIUSTA. Due indagati e incidente probatorio in vista per stabilire la verità. L’inchiesta per la morte di Nicola Bussu, il ragazzo di 21 anni deceduto sui binari ferroviari della tratta San Gavino-Oristano dopo essere stato travolto dal treno, non è solo riaperta. È arrivata a una svolta decisiva. Dopo che la procura della Repubblica aveva accolto la richiesta dei familiari di riaprire le indagini – chiuse pochissimi giorni dopo l’incidente avvenuto il 30 marzo 2017 archiviato come un suicidio –, il pubblico ministero Marco De Crescenzo ha fatto un ulteriore passo avanti. Ha infatti chiesto un incidente probatorio che il giudice per le indagini preliminari Annie Cecile Pinello ha concesso. Questo verterà su una nuova perizia che stabilirà se ci siano colpe da parte del macchinista e del capotreno.

Sono proprio questi due gli indagati per omicidio colposo. È un atto dovuto, se mai ce n’è uno, e riguarda il macchinista Alberto Niola, 59 anni originario di Aidomaggiore e residente a Macomer, e la capotreno Marcella Carta, 62 anni di Assemini – sono entrambi difesi dall’avvocato Carlo Amat –. Erano loro a guidare il convoglio che nel pomeriggio travolse il giovane Nicola Bussu. Un suicidio, dissero le indagini della prima ora; un incidente hanno sempre sostenuto i genitori Giuseppe Bussu e Rita Salis che, col passare dei giorni, andavano maturando la certezza che qualcosa non tornasse nella versione finale delle prime indagini che stabilirono che il ragazzo si era buttato sotto il treno probabilmente per soffocare la delusione di una relazione amorosa andata male.

A febbraio, dopo aver ricevuto l’esito di una consulenza di parte affidata all’ingegnere Michele Troili, docente di Ingegneria aerospaziale all’università di Genova, i genitori fecero il passo ulteriore. L’avvocato Samantha Baglieri depositò la richiesta di riapertura dell’indagine basandola proprio sulle risultanze della consulenza che evidenziava aspetti su cui la prima indagine non aveva fatto luce: velocità, mancato controllo dello stato di salute dei farrovieri, presenza di rostri spazzaneve, posizione di Nicola Bussu al momento dell’incidente, punto in cui le carrozze urtarono il ragazzo sono alcuni degli aspetti chiave coi quali si contesta l’ipotesi del suicidio.

Non è ovviamente automatico che l’incidente probatorio arrivi a dimostrare inadempienze da parte dei due indagati, ma anche se a questi non dovessero essere imputabili colpe l’inchiesta potrebbe ugualmente arrivare a dimostrare che non si trattò di un suicidio. Che poi è anche ciò a cui hanno sempre puntato i genitori che non si sono mai rassegnati di fronte alla tragedia che li ha colpiti.

Il giudice ha fissato alcuni punti precisi su cui l’incidente probatorio deve puntare e cioè se il ragazzo fosse fermo oppure si sia gettato sotto il treno all’ultimo momento; se chi guidava il convoglio avesse la possibilità
e il tempo di frenare; se ci siano colpe direttamente imputabili ai ferrovieri. Altri quesiti potranno essere posti dalle controparti che si vedranno in aula il 18 ottobre, giorno in cui avverrà la nomina del perito in questa partita, comunque dolorosa, per la ricerca della verità.

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