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Ghilarza, le promesse non bastano

Si recepiscono le rassicurazioni della Regione, ma non si abbassa la guardia

GHILARZA. Il compito non era dei più facili: dimostrare che, malgrado la percezione negativa della gente, con la riforma della rete ospedaliera il cambio di rotta sarà tangibile e la qualità dell'offerta sanitaria migliorerà. L'assessore Luigi Arru ci ha provato, l'altra sera, davanti a una platea di cittadini arrabbiati e disillusi. Lo ha fatto tentando di sgombrare il campo dai dubbi. «Non c’è alcuna volontà di chiudere gli ospedali di Ghilarza e Bosa – ha detto – tutti i piccoli presidi sono rimasti aperti perché è previsto che debbano funzionare in un'ottica di rete, con le equipe circolari». La realizzazione di questo sistema prescinde dalla soluzione di un problema cronico della sanità sarda, la grave carenza di organici. Su questo nodo i sindaci hanno reclamato tempi celeri «Moirano sta lavorando per portare dentro l'Ats 1000-1200 lavoratori, una volta risolta la situazione sarà applicata la riforma», ha annunciato Arru. Di fronte alle rassicurazioni dell'assessore gli amministratori locali hanno avvisato che manterranno alta la vigilanza sull’attuazione della riforma che loro stessi, insieme ai consiglieri regionali eletti nell'Oristanese, hanno contribuito a emendare evitando – almeno sulla carta – il declassamento e la chiusura degli ospedali di Bosa e Ghilarza. «Quanto concordato deve essere attuato», ha detto il presidente della Conferenza di distretto, Domenico Gallus. Il sindaco di Norbello, Matteo Manca, ha sollecitato un cronoprogramma e ha suggerito di monitorare l'evoluzione della situazione attraverso l'istituzione di un comitato di figure del settore e di politici. La riforma è il futuro, ma quello che preoccupa amministratori e cittadini è la situazione attuale. «Ci sono dei livelli organizzativi che non possono non indignarci, vanificano un sistema che potrebbe essere efficiente», ha rilevato il sindaco di Bosa Luigi Mastino. Fortemente critico il sindaco di Nughedu Santa Vittoria, Francesco Mura, che si è dissociato dalla Conferenza perché «parla in difesa di una legge che condanna a morte l' ospedale di Ghilarza». I primi cittadini di Sedilo e San Vero Milis hanno parlato di clima di incertezza,. «La gente è confusa, ha bisogno di risposte e subito», hanno detto Salvatore Pes e Luigi Tedeschi. Rita Loi, di Ghilarza, ha dato voce alle popolazioni locali ""L'assistenza domiciliare è insufficiente, non c'è rete territoriale. Non è la percezione a far parlare, ma l’esperienza: siamo cittadini di terza categoria».(mac)