Mega piantagione di droga Ghilarzese arrestato a Teti

Blitz della Polizia di Stato in una zona collinare: scoperte 2.478 piante La coltivazione all’avanguardia con irrigazione a goccia, pozzi e terrazzamenti

GHILARZA. Quantità: 2.478 piante di marijuana. Altezza: tra gli 80 centimetri e i 3 metri e mezzo. Valore commerciale: 1 milione di euro. E uno è anche il coltivatore non autorizzato, ma molto attrezzato, che è finito in carcere a Massama. È il ghilarzese Alessio Sanna, 33 anni e qualche altro precedente per droga che potrebbe pregiudicare ulteriormente la sua posizione già pesante visto che è accusato di coltivazione illegale di droga con l’aggravante, manco a dirlo, dell’ingente quantità.

È finito nella trappola degli agenti della Squadra mobile della Polizia di Stato intervenuti nelle primissime ore del mattino di ieri nelle campagne di Teti, al confine coi territori di Olzai e Ovodda, con la regia della procura della Repubblica di Oristano che ha coordinato le operazioni a cui hanno partecipato anche i poliziotti della Mobile di Nuoro, del Reparto Volo di stanza a Fenosu e del Reparto prevenzione crimine Sardegna. Un aiuto poi è dovuto arrivare dagli agenti del Corpo Forestale e di Forestas il cui lavoro è servito per estirpare l’enorme coltivazione il cui valore è stimato appunto in un milione di euro.

È la storia di una fulminea operazione messa in piedi in tre giorni e con un effetto sbalorditivo perché quella scovata con grande abilità e occhio clinico è la più grande piantagione mai scoperta nel territorio di giurisdizione della procura oristanese. Tutto inizia con un volo in elicottero tra le colline di Teti. Uno dei poliziotti nota qualcosa che non va nella vegetazione, nonostante l’area impervia e nonostante il fatto che le piante si confondano assai bene con il resto della boscaglia. Eppure non si sbagliano e la seconda ricognizione consente di individuare l’intera coltivazione messa a dimora tra l’altro con un sistema all’avanguardia fatto di sette terrazzamenti e un impianto di irrigazione a goccia collegato a un pozzo artesiano da cui pescava l’acqua con un sistema di pompe sommerse. L’investimento per questo sistema era stato di oltre 10mila euro, ma questo sarà un dettaglio che salterà fuori a operazione terminata. Il blitz è scattato all’1.30 del mattino ed è andato avanti per cinque ore quando ormai il sole era già alto e Alessio Sanna era in manette: dimorava in una casupola da cui controllava l’intera zona e quando ha capito di essere braccato ha tentato una fuga finita dopo pochissimi metri direttamente
tra le braccia degli agenti. Si è assunto tutta la responsabilità, ma la quasi certezza degli inquirenti è che questa vera e propria attività imprenditoriale non sia stata messa in piedi da una sola persona. Dietro c’è dell’altro ed è ciò che la procura e la Polizia cercherà di scoprire.

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