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Elia, longevità speciale costruita con gli affetti

A Genoni vive un uomo con la sindrome di Down che ha 67 anni: un record, tra famiglia e cibi sani

GENONI. Un bel primato di longevità nel paese del Sarcidano. Questa volta si tratta, però, di una longevità speciale: quella del genonese Elia Zucca, affetto dalla sindrome di Down. Una curiosità scoperta per caso dai familiari, dal fratello Franco e dalla cognata Maria, che navigando in rete si sono imbattuti nella notizia, riportata da diversi quotidiani nazionali, sul Down più longevo d’Italia, che attribuiva il primato ad un siciliano nato nel 1953.

Elia è nato ben due anni prima, il 9 Gennaio del 1951, con i suoi 67 anni potrebbe essere proprio lui il più longevo d’Italia. «Il primato conta poco – racconta il fratello Franco – io sono molto orgoglioso di Elia, di come è cresciuto e sono felice che abbia superato le aspettative di vita che vengono date alle persone affette da questa sindrome».

A tal proposito, uno studio pubblicato sulla rivista scientifica “Genetics in Medicine” indica che in Italia le persone affette da questa sindrome vivono in media 62 anni, mentre negli Stati Uniti raggiungono in media i 58 anni. L’aumento dell’aspettativa di vita riguarda tutto il mondo, non solo l’Italia.

Nel nostro paese oltre il 60 per cento di persone affette dalla sindrome di Down ha più di 25 anni. Mentre nel 1975 l’età media era pari a 21-22 anni, oggi invece si è riusciti a raggiungere una media di 50, mentre l’aspettativa di vita è di 62 anni.

Elia, che di anni ne ha compiuto 67 lo scorso gennaio, a parte una riduzione della vista e dell’udito, gode in generale di buona salute. «Ha tutti i valori del sangue nella norma. Non prende medicine, mangia bene e con appetito, senza eccedere», racconta Franco che ammette: «merito di mia madre che sin da piccolo gli ha insegnato a mangiare di tutto, ma anche a sapersi controllare, soprattutto con i dolci».

Insomma una vita semplice e sana: «perché certamente siamo moderni, ma amiamo mantenere le nostre tradizioni. Abbiamo conservato, ad esempio, l’abitudine di fare ancora il pane in casa come si faceva una volta», rivela Franco.

Concetti che in fondo vogliono dire come una buona qualità della vita aiuti senza dubbio a vivere meglio e più a lungo, al di là delle anomalie genetiche, e nella vita di Elia ci sono stati, e ci sono tutt’ora, tanti ingredienti fondamentali come il poter beneficiare di un ambiente incontaminato, di consumare prodotti locali, fare passeggiate in campagna e in estate i soggiorni al mare con la famiglia.

E poi ci sono anche quei rituali che aiutano lo spirito come i pellegrinaggi annuali da Sant’Ignazio a Laconi che Elia ha sempre fatto sin da bambino. Ma la migliore medicina è sicuramente la famiglia; Elia, infatti, da quando è morta la mamma vive a casa del fratello Franco, suo tutore legale, circondato da tanto affetto e dall’allegria dei suoi due nipotini, Pietro e Maria. Primato a parte, Elia nella sua comunità e soprattutto nella sua famiglia ha sicuramente trovato l’elisir della felicità.

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