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Contro lo spopolamento c'è un tutorial: la cultura

Benefici evidenti per i piccoli centri da festival estivi come Dromos: a Nureci è sorta un’area per gli spettacoli e una piscina

ORISTANO. Si scrive Dromos, ma equivale a un tutorial di come la cultura declinata nelle forme più svariate, quando incontra investimenti, istituzioni pubbliche e privati e associazioni, crei movimento, economia, legami sociali, semi di sviluppo. Più efficace di certi dibattiti sullo spopolamento, il Festival intessuto sulle trame della musica, ha finito con il crescere e diventare,nei suoi 20 anni di vita, un ordito sul quale hanno trovato posto micro realtà, paesi piccolissimi e lontani dai grandi circuiti turistici, tra Campidano, Marmilla, alto Oristanese. Un intreccio che si è amalgamato con le proposte delle comunità che hanno aderito e che non solo non hanno perso la loro identità, ma l’hanno rafforzata con il confronto e l’arricchimento di artisti, visitatori. Centri che nella geografia delle logiche demografiche e economiche sarebbero implacabilmente destinati a scomparire e che grazie a Dromos hanno trovato stimoli per investire, motivi per non emigrare e anzi creare posti di lavoro e attirare presenze. Un esempio su tutti: Nureci, 300 abitanti il Comune più longevo - c’è da undici anni - dentro il sistema Dromos. Si sono aperti quattro B&breakfast, si è realizzato uno spazio - la Mamma Blues Arena -, per ospitare i concerti. E una piscina dentro la quale nuota mezza Marmilla e non solo nei tre giorni di Dromos.

Pubblico e Privato. Intanto c’è da dire che Dromos mette insieme 11 Comuni, oltre al capoluogo: Baratili San Pietro, Bauladu, Cabras, Fordongianus (l’ultimo ad aver aderito), Mogoro, Morgongiori, Neoneli, Nureci, San Vero Milis, Ula Tirso e Villa Verde. Ma è una carovana variegata, quella che si muove attorno a Dromos e lo rende possibile: accanto ai partner istituzionali, come appunto i Comuni, la Regione, il ministero dei Beni culturali, c’è la Fondazione Sardegna ma anche la Curia Arcivescovile, Rete Subusm associazioni le più diverse (per esempio i Pastori in moto”), attività private. Dromos ha acquisito negli anni una fisionomia talmente concreta di promotore del territorio, che alcuni privati, come sottolinea Salvatore Corona, instancabile “anima” dell’organizzazione, «hanno chiesto di far parte della rete non come semplici sponsor, ma come un ruolo attivo, organizzando direttamente attività e concerti». È il caso della Cantina Contini di Cabras e dell’Hotel Mistral di Oristano. Una dimostrazione di come il sistema Dromos, sia evidentemente un buon investimento.

Qualche numero. Dal 30 luglio al 15 agosto Dromos ha portato agli spettacoli, mostre, eventi, dibattiti, circa 16mila spettatori (di cui la metà paganti, visto che, per una precisa scelta degli organizzatori, l’ingresso è gratuito per i residenti). Nei concerti sono stati coinvolti circa 160 artisti, ai quali vanno aggiunti quelli delle venti mostre. Lo staff della manifestazione ha compreso 22 persone, senza contare tecnici e security.

Una “Revolution” . Venti anni di Dromos, e 50 anni dal mitico ’68. Poi i dieci anni di Mamma Blues, il connubio con il simposio di trachite di Fordongiuanus. La “Revolution” di Dromos è stata sicuramente l’aver reso l’ospitalità delle comunità che hanno accolto artisti e visitatori in uno strumento di crescita anche economica. Corona: «Tanti Comuni vogliono entrare nel circuito. Ma dobbiamo fare scelte, ragionate». La verità è che, per i Comuni, il ritorno economico anche immediato degli eventi è un affare, e supera senza dubbio l’investimento della sponsorizzazione.

Il caso Nureci. Undici anni fa, per il primo festival Mamma Blues, l’ingresso di Nureci nel circuito Dromos. Ora, Nureci è un paesino di 300 anime che non aveva quasi nulla. «Se chiedevano del paese, l’unica cosa che dicevamo era: siamo sotto Laconi», dice Fabio Zucca, ex sindaco, e un anima blues dentro. Il fatto è che Zucca, a questa storia di investire in musica e cultura, ci credeva. Undici anni fa, dopo il primo Mamma Blues, aveva portato Salvatore Corona a vedere un vecchio casale e gli aveva detto: «Cosa te ne pare?». Corona gli aveva risposto: «Francamente, un disastro». Il fatto è che quel “disastro” è diventato l’Arena Mamma blues, alla quale si è aggiunta poi una piscina che richiama migliaia di persone - si sa, il mare è lontano -; si sono aperti quattro B&b in pochi anni. «Eravamo un paese di ballerini di ballo sardo, ora ci piace anche il blues», sorride Zucca, ora assessore alla Cultura. E il borgo piace, qualcuno da fuori ha già acquistato vecchie case.

Un inizio. Nureci, tre serate di Dromos, un investimento di 36mila euro dai fondi comunali, tanto in proporzione agli abitanti. «Ma tornano tutti, e molti di più». E così ora il paese non è più solo un passaggio obbligato per Laconi. Vive e produce. Sulle note del blues e di Dromos.

Progetto a lungo termine. A Neoneli, posti letto non ce ne sono. Ma entrare dentro il circuito Dromos, da tre anni, ha creato un giro che si concretizza con l’apertura delle case dei privati che ospitano artisti e visitatori che hanno il piacere e il senso dell’accoglienza. Stessa storia per mangiare: al di là della pizzeria-ristorante, c’è una sorta di “tavola calda” diffusa, e così chi partecipa ai concerti/eventi a Neoneli ha anche modo di stringere rapporti, oltre che far girare l’economia. Per i 700 abitanti di Neoneli non è la soluzione di tutti i mali, ma è abbastanza per convincere l’amministrazione a compiere certi passi. «Stiamo pensando di sovvenzionare con fondi comunali, nel bilancio 2019, l’attività di accoglienza, Spiega il sindaco Salvatore Cau.

I nuovi ingressi. Fordongianus aderisce a Dromos per la prima volta. Il Comune ha stanziato 14mila 700 euro, il paese con le sue terme romane e la sua ricettività che si fonda sul benessere, ha già una consolidata cultura turistica ma guarda avanti. «Siamo contenti, ci sarebbe piaciuto che il concerto si svolgesse ancora più vicino alle terme romane, ma c’erano problemi di logistica e sicurezza. E comunque è stato un passo importante, siamo soddisfatti». Fordongianus ha il suo gioiello storico da tutelare, ma . Intanto si inaugurano altri due B&b. E si ragiona sul prossimo anno. La “Revolution” di Dromos sembra contagiosa.