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La festa è finita, gli Scalzi sorridono

La corsa senza incidenti. Funziona il piano per la sicurezza

CABRAS. Senza la tragedia causata dalla morte del giovane corridore Fabio Poddi, l’edizione 2018 di San Salvatore sarebbe stata archiviata con piena soddisfazione di tutti quelli che, a qualunque titolo, hanno collaborato all’organizzazione dell’evento. A cominciare dall’amministrazione comunale guidata da Andrea Abis, che ha messo in campo un piano per la sicurezza, ottimamente coordinato dalla Questura e messo in pratica dalle forze dell’ordine, che ha funzionato alla perfezione, per poi passare all’associazione dei corridori a cui fanno capo i quattordici priori con il loro soci, presieduta da Renzo Dessì, per finire col comitato di San Salvatore, presieduto ottimamente da Andrea Carta, organizzatore degli eventi civili della festa.

«L’azione sinergica tra gli organizzatori dell’evento, i responsabili dell’ordine e della sicurezza pubblica e l’amministrazione comunale – dicono – ha contribuito a far sì che ogni aspetto della manifestazione fosse curato in maniera certosina, e i risultati sono stati eccellenti». A bordo strada migliaia di persone sono state tenute dietro la linea bianca dalla presenza, discreta ma efficace, dell’associazione dei “Garibaldini” i cui addetti hanno provveduto a impedire l’attraversamento improvviso di qualcuno del pubblico e l’invasione della carreggiata durante l’arrivo degli Scalzi in via Tharros. Soddisfazione che è stata espressa anche dai vecchi curridoris, i quali, oltre a ricordare le edizioni di San Salvatore di molti decenni fa, non hanno lesinato i complimenti agli organizzatori.

«Nonostante tutti questi corridori, sono riusciti a organizzare ogni cosa benissimo – dice Michele Camedda, per tutti tziu Michei, 92 anni e decano della Corsa degli Scalzi –. Quando ho iniziato a correre io al massimo eravamo una trentina. Adesso sono diventati più di mille, ma il fascino della festa in onore di Santu Srabadoi non è mutato». Una festa che non si è fermata neppure durante la guerra. «La mia prima corsa – dice tziu Michei – è
stata negli anni ’40: eravamo meno di dieci. Pochi perché la guerra era appena finita e bisognava ripartire con tutto. Perché si corre scalzi? Per devozione verso il Santo e perché abbiamo bisogno tutti dell’aiuto di chi è più in alto degli uomini. Evviva Santu Srabadoi e atterus annus».

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