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Ordinanze fasulle anti ambulanti

Una serie di cartelli è stata piazzata a ridosso delle spiagge. Diffidavano i bagnanti dall’acquisto

ARBOREA. Un cartello, poi un altro e un altro ancora. Alla fine ne vengono trovati otto. «Avviso ai bagnanti», così inizia il breve messaggio per chi si reca in spiaggia che poi prosegue con alcune frasi: «Si avvisano tutti i bagnanti lungo il litorale marino che è fatto divieto d’acquisto presso i venditori ambulanti che transitano senza licenza, senza permessi e minorenni. Lungo tutta la spiaggia, strade adiacenti e consortili. I trasgressori colti sul fatto verranno sanzionati secondo le normative di legge con ammende fino ai 7.000 euro». Firmato: «Regione Sardegna. Anno 2018». Non un timbro, non un’indicazione del numero di protocollo dell’atto, nulla di nulla che possa far pensare a qualcosa di realmente partorito nelle stanze governative.

Allora non resta che un’altra ipotesi: quella è la scimmiottatura di un’ordinanza, peraltro anche mal fatta e sgrammaticata, sempre che non si voglia dar credito all’opera di qualche buontempone o ragazzetto in vena di scherzi il quale però ha fatto un lavoro troppo certosino e subdolo perché così possa essere. I cartelli, individuati proprio da alcuni bagnanti che li hanno segnalati all’amministrazione comunale che li ha prontamente rimossi, sono plastificati e ben “confezionati”.

Sono stati affissi ai pali della luce in punti ben visibili e somigliano troppo a qualcosa di serio perché ci possano essere equivoci. Magari non hanno il tono trionfalistico di altri proclami che movimenti politici vicini a ideologie del passato che riemerge spesso tirano fuori, ma l’intento appare chiaro: spaventare i bagnanti e possibilmente anche gli stessi venditori che però ancora ieri percorrevano la spiaggia in lungo e in largo e che magari, nei giorni scorsi, non hanno notato i cartelli.

A rimuoverli, assieme ad altri addetti del Comune, è stato il vice sindaco Davide Rullo che così commenta: «Non ho elementi concreti per collegare i cartelli a eventuali messaggi politici. Non voglio fare illazioni, però voglio chiarire che noi non abbiamo autorizzato alcuno all’affissione per cui si tratta di persone che si sono firmate abusivamente a nome della Regione». E infatti i cartelli sono stati prontamente rimossi e non solo perché abusivi: «Le tendenze di questi ultimi tempi costringono le amministrazioni a stare con le antenne dritte, ma non ci sono rivendicazioni che possano far pensare a un’attribuzione a gruppi politici. Il tono usato non è perentorio come quello di messaggi comparsi in questi periodi in altre parti della Sardegna, però è certamente fine il modo in cui è stato pensato il tutto. Non vorrei che fossimo sulla scia di messaggi e linguaggi che richiamano azioni portatrici di vecchi ricordi e che ultimamente vengono sdoganati».

Ovviamente, al di là della preoccupazione o dell’ilarità che il caso può generare, ci si trova palesemente di fronte a qualcosa di non consentito dalle leggi per quanto l’affissione abusiva sia stata depenalizzata nel 1999. Ad ogni modo, proprio come recita il famoso detto: «Alla prima si perdona» e così l’amministrazione non ha intenzione di segnalare il caso alle forze dell’ordine. Lo farà però se dovesse ripetersi qualcosa di simile, anche perché come cantavano i Righeira «L’estate sta finendo» e dalle spiagge, assieme ai bagnanti, andranno via anche gli ambulanti. La partita, insomma, dovrebbe chiudersi qui per assenza di contendenti. A meno che i sostituti del sindaco e della Regione non siano degli amanti delle ordinanze fasulle e delle battaglie senza nemici.