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Milis, ladri saccheggiano il cantiere archeologico

Nell’area di Cobulas rubate le attrezzature usate per gli scavi e i lavori L’attività è interamente finanziata dal Comune che dovrà ricomprare gli attrezzi

MILIS. Al posto di importanti reperti nel sito archeologico di Cobulas Cuccuru de is Zanas ieri mattina gli archeologi hanno scoperto il furto di una serie di attrezzature utilizzate per lo svolgimento del loro lavoro. I ladri, approfittando del buio, la notte scorsa hanno portato via due grandi gazebo, tre carriole, cinque badili, cinque sedie, un rotolo di rete metallica con i paletti e il cordoncino usati per la recinzione.

Il furto delle attrezzature ha destato grande amarezza nel gruppo di archeologi, guidati da Giuseppe Maisola dell’Università di Sassari, che da alcuni anni stanno effettuando ricerche nell’importante sito. «Si tratta di un atto inqualificabile e vile – dice Maisola – e l'amarezza è davvero tanta. Fin dal 2014, anno in cui sono iniziate le ricerche, mai era stato toccato neanche un chiodo». Ad accorgersi del furto, e a comunicarlo al tecnico del Comune, sono stati gli stessi ricercatori, un gruppo composto da una decina tra archeologi e studenti del Dipartimento di Storia, Scienze dell'Uomo e della Formazione dell'Università di Sassari e della scuola di specializzazione in archeologia dell'Università di Cagliari, quando sono arrivati nel sito per iniziare il lavoro quotidiano. «Siamo sicuri che tali elementi indegni e vigliacchi nulla abbiano a che vedere con la comunità milese, che si è sempre distinta per incondizionato appoggio alle ricerche e per la grande ospitalità nei confronti dei ricercatori e degli studenti impegnati negli scavi – ha proseguito Maisola –confidiamo nelle stessa comunità di Milis e nelle forze dell'ordine per l'individuazione dei colpevoli e per fare in modo che tali atti incresciosi non si verifichino mai più. Noi andremo avanti con le nostre ricerche con immutato e rinnovato entusiasmo e non sarà certo il gesto compito da qualche balordo a fermarci». Il danno materiale non è certamente di grande entità, ed è in fase di quantificazione, quello morale invece, vista l’importanza del sito in cui stanno indagando gli studiosi, è sicuramente molto maggiore. Lo scavo è finanziato interamente dal Comune, che è anche proprietario del terreno in cui si trovano i resti dell’antico nuraghe e dell’annesso villaggio, frequentato dall’uomo fino al medioevo. Del furto si stanno occupando le forze dell’ordine, che indagano per cercare di dare un nome all’autore. “Noi proseguiremo il nostro lavoro con lo scrupolo di sempre”, ha concluso Maisola, mentre spiegava l’importanza del sito a un gruppo di ragazzi del Centro per l'autonomia della Assl di Oristano.