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Morì dopo il ricovero, i medici non hanno colpe

A Oristano assolti i cinque dottori che prestarono le cure al paziente 33enne Mauro Marongiu. La perizia: a ucciderlo fu una malattia autoimmune difficilmente individuabile

ORISTANO. Lo si era capito mercoledì. Quando i periti del tribunale avevano smontato le consulenze della pubblica accusa e della parte civile, la via verso l’assoluzione era segnata. Ieri, all’udienza conclusiva del processo per la morte di un paziente dell’ospedale San Martino, non ci sono state inversioni di rotta. Il giudice monocratico, Federica Fulgheri, ha chiuso con una camera di consiglio di una trentina di minuti, prima di leggere la sentenza che assolve i cinque medici imputati per il decesso di Mauro Marongiu, 33enne stroncato da una malattia autoimmune che era sopravvenuta a una precedente broncopolmonite di cui il malato soffriva già al momento del ricovero.

Sul banco degli imputati, accusati di omicidio colposo per aver sbagliato la diagnosi e conseguentemente per non aver prestato le giuste cure al paziente, erano finiti il primario del reparto di Medicina, il dottor Luigi Giovanni Cassisa, e i suoi colleghi Kaff Muhammad Abo, Rosina Mastinu, Carla Meloni e Antonio Salvatore Sassu. Avevano tutti seguito Mauro Marongiu nei giorni di degenza che precedettero il trasferimento d’urgenza al Brotzu del paziente che a Cagliari arrivò in condizioni disperate. Evidentemente, secondo quanto ha detto il processo, tutti agirono con la massima professionalità. Lo stesso pubblico ministero Sara Ghiani ha chiesto l’assoluzione e così solo l’avvocato di parte civile Federico Manca Bitti è rimasto fermo sulle proprie posizioni ricordando che i medici avrebbero dovuto individuare la patologia e che se ciò fosse accaduto anche le cure sarebbero state diverse, mirate. Alcuni sintomi non sarebbero dovuti essere trascurati perché erano un segnale d’allarme ineccepibile e infine ha contestato la perizia rifacendosi alle parole dei consulenti dell’accusa che avevano definito inadeguato il metodo utilizzato per giungere alle conclusioni.

Al contrario, gli avvocati difensori Giuseppe Conti, Aldo Lucchi, Luigi Porcella, Andrea Pogliani, Luigi Satta e Gabriele Satta, dopo esser stati per anni in contrapposizione rispetto alle posizioni della procura, una volta ottenute ragioni hanno riposto le armi, non senza ricordare come tutto sia nato da una carenza iniziale nello svolgimento delle indagini, quando cioè furono trascurati alcuni certificati medici. Molto altro, tra cui il ribadire che la patologia era molto subdola e che nella maggior parte dei casi è difficile individuarla. È stata assoluzione, inevitabile assoluzione. Allo stesso tempo è stata una frustata per i familiari di Mauro Marongiu che non sono riusciti a trattenere le lacrime. Avevano capito che sarebbe andata così già dall’udienza di mercoledì, ma, dopo sette anni e mezzo di battaglia legale e un inizio di inchiesta che portava in altra direzione, l’amarezza è comprensibile.