Marijuana e armi: tre arresti

Sequestrate 24 piante, 500 grammi di droga già trattati e due fucili ad aria compressa

TERRALBA. Nuovo giorno, nuovo sequestro di marijuana. E anche nuovi arresti. La novità è che stavolta tra i fermati, due sono donne, segnale che quello della coltivazione di cannabis non è un affare per soli uomini. Il blitz dei carabinieri della Compagnia di Oristano è scattato nella serata di ieri nelle campagne di Terralba, in un’azienda agricola gestita da Graziella Muntoni, allevatrice di 49 anni che si serviva dell’aiuto di Michael Fadda, 27 anni, per gestire gli animali. Fin qui tutto normale, il problema è che nel terreno c’era anche dell’erba molto rigogliosa che non poteva essere scambiata per quella che serve per il nutrimento delle pecore.

Erano infatti diciassette piante di marijuana che hanno richiamato l’attenzione dei carabinieri che, a quel punto, si sono guardati ancora più attentamente attorno. Hanno perquisito varie pertinenze dell’azienda e frugato nella casa dove sono spuntate altre 7 piante, circa mezzo chilo di marijuana già lavorata pronta per essere venduta, due armi e una ragazza. Si chiama Laura Mura, ha 19 anni ed è la terza persona a essere finita in manette, seppure solo per qualche ora in attesa delle decisioni dei giudici.

A valutare il caso infatti sono stati due magistrati diversi dopo che la posizione di quest’ultima era stata stralciata rispetto alle altre due. Laura Mura, assistita dall’avvocato Monica Masia, sarà processata lunedì prossimo per direttissima. È infatti imputata solo per la detenzione della droga: si è autoaccusata chiarendo di essere la proprietaria di quel bel po’ di roba presente in casa e traendo così d’impiccio gli altri due almeno per questo aspetto.

Di fronte al giudice Elisa Marras che ne ha convalidato il fermo per poi rilasciarla senza misure di custodia cautelare ha spiegato che la droga e le piantine trovate in casa erano le sue. Per Graziella Muntoni e Michael Fadda, difesi dall’avvocato Anna Maria Uras, la situazione è invece più complicata. E non è un caso se non siano stati processati per direttissima, ma siano passati attraverso l’interrogatorio di convalida dell’arresto effettuato dal giudice per le indagini preliminari. Né è un caso che siano finiti ai domiciliari. A pesare non poco, oltre ovviamente alla contestazione legata alla coltivazione illegale di marijuana, c’è infatti la questione delle armi. Due
ne hanno trovato i carabinieri. Sono entrambe armi ad aria compressa: una è modificata e questo vale già una contestazione di reato, l’altra ha addirittura la matricola limata per cui diventa a tutti gli effetti un’arma clandestina. Problema non da poco.

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