Da Ghilarza a Oristano a sostegno del Delogu

Sindaci del Guilcer e del Barigadu e il Comito dei cittadini hanno manifestato ieri Simbolica “invasione” di municipi, della stazione Fs di Abbasanta e del S. Martino

GHILARZA. L'ospedale di Ghilarza non si tocca. È il leit motiv che ha scandito la giornata dedicata ai diritti negati promossa dal Comitato civico in difesa del Delogu. La mobilitazione di ieri, cominciata al mattino con l'occupazione simbolica di alcuni municipi del Guilcer e del Barigadu e un picchetto alla stazione ferroviaria di Abbasanta, si è conclusa in serata con l'azione dimostrativa all'ospedale civile di Oristano.

Una cinquantina di manifestanti si sono radunati davanti al presidio mentre una delegazione ristretta faceva una pacifica e rapida incursione al suo interno per poi riunirsi al resto del gruppo, che ha sostato nel piazzale principale continuando a scandire slogan inneggianti a una sanità pubblica adeguata alle necessità delle popolazioni residenti nelle aree periferiche e reclamando presidi e servizi per fermare lo spopolamento. Rivendicazioni messe sul piatto anche durante l'incontro con il prefetto, al quale i delegati del comitato e i sindaci di Tadasuni e Ghilarza hanno fatto visita prima di dirigersi all'ospedale civile. Al rappresentante del governo i dimostranti hanno esposto le istanze del territorio e presentato le settemila firme raccolte fino a ieri.

Durante il colloquio si è parlato anche del caso dell'agenzia dell'Inps, a rischio chiusura. I delegati hanno investito il prefetto Giuseppe Guetta del ruolo di mediatore con il ministero della Salute e la Regione. Alla politica vengono sollecitati «Un pronto soccorso che funzioni 24 ore al giorno e con una dotazione organica autonoma, l'integrazione dell'organico, che oggi è coperto al 40 per cento, e piena funzionalità del centro Alzheimer – ha reclamato Raffaele Manca, referente del Comitato –. Inoltre – ha aggiunto –, abbiamo chiesto al prefetto di rafforzare la richiesta indirizzata alla Regione di chiarire le modalità operative di quella scatola vuota che riteniamo essere il Centro di emergenza territoriale».

La gestione in loco delle urgenze è uno dei punti cardine delle rivendicazioni. «Chiediamo garanzie per il pronto soccorso; a esso si collegano una serie di servizi importanti come radiologia e laboratorio analisi che devono tornare a funzionare come prima», ha caldeggiato Serafino Corrias, ex assessore provinciale. Se non arriveranno segnali nella direzione auspicata, il Comitato solleverà l'asticella della protesta occupando il Delogu anche all'interno. Il prefetto si è speso per un'azione di sensibilizzazione nei confronti delle istituzioni amministrative e governative regionali e nazionali. Nell'eventualità di nuove battute d'arresto della riforma della rete ospedaliera gli attivisti saranno pronti a nuove forme di protesta.

La parola “resa”, infatti, non rientra nel loro vocabolario. «La legge approvata dalla Regione deve essere rispettata, altrimenti la protesta andrà avanti a oltranza», ha avvertito Rita Vinci di Ghilarza. «Il Delogu è un presidio strategico – ha ricordato Regina Selis, originaria di Busachi e ghilarzese d'adozione –. Potenziare il pronto soccorso permetterebbe di stabilizzare i pazienti a Ghilarza e di alleggerire il carico degli altri ospedali». La determinazione dei cittadini è direttamente proporzionale allo sdegno. «Non c'è alcuna sensibilità nei confronti delle necessità delle comunità», ha tuonato il parroco di Norbello don Francesco Marongiu, in prima fila nella vertenza così come nelle corsie del nosocomio ghilarzese, dove porta spesso un saluto o una
parola di conforto ai pazienti. «Bisogna tenere alta l'attenzione – ha raccomandato il sindaco Alessandro Defrassu –. Non si pretende di ottenere risultati dall'oggi al domani, ma il Comitato tiene duro per stimolare la risoluzione del problema».

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