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La Cgil va a congresso nella provincia della crisi

Domani aprirà i lavori la relazione del segretario uscente Andrea Sanna  Tante le emergenze sul tavolo del sindacato: lavoro, giovani, spopolamento

ORISTANO. La Cgil va a congresso. L’assise della Camera del Lavoro si tiene domani, a partire dalle 9.30, al Mistral 2. Sarà la relazione del segretario uscente, Andrea Sanna, ad aprire i lavori di un’assemblea che affronterà, come spiega la nota del sindacato «Le priorità poste dai lavoratori, i pensionati, i disoccupati e i più deboli della società, la quotidianità del territorio». Sono dunque lavoro, salute, infrastrutture materiali e immateriali i punti cardine che il sindacato indica come necessarie per lo sviluppo.

Il compito del congresso si annuncia particolarmente impegnativo: «Portare idee per un’alternativa di società e per uno sviluppo sostenibile che garantisca il futuro dei territori e anche delle nuove generazioni», scrive il segretario Andrea Sanna, nella nota di presentazione. Temi importanti che il segretario uscente della Camera del Lavoro aveva anticipato in una recente intervista rilasciata alla Nuova, dove aveva descritto l’Oristanese come «Una realtà statica che non dà segni di vitalità, dove, contrariamente ad altri territori, non c’è stato alcun segnale di ripresa con l’unico trend in crescita rappresentato dall’aumento dell’età media della popolazione».

Un quadro allarmante, che il numero uno della Cgil provinciale aveva tracciato attraverso numeri e statistiche allarmanti. Non c’è unicamente la disoccupazione, che sui dati generali ha ormai superato quota 18% e che raggiunge numeri da record nei territori storicamente più poveri della provincia come l’Alta Marmilla, dove si può arrivare a punte del 24% e l’Alto Oristanese, con centri come Nughedu Santa Vittoria, dove si conta il 35% di inattivi.

L’aspetto più allarmante riguarda infatti la disoccupazione giovanile che ha superato abbondantemente il 60%, tanto da assegnare alla provincia il non certo invidiabile primato europeo per quel che riguarda l’esclusione dei giovani dal mondo del lavoro. Giovani che come aveva spiegato Andrea Sanna «le opportunità sono davvero poche: si limitano a contratti a termine e lavori stagionali. Una situazione di precarietà che contribuisce ad allargare la forbice rispetto al resto della Sardegna e soprattutto d’Italia». Giovani che studiano sempre meno: l’abbandono scolastico è infatti stimato al 21%, anche se negli ultimi anni, si è registrato un forte aumento dei laureati, saliti
ad oltre il 9%. Insomma, una provincia dove non solo si studia sempre meno e non si trova lavoro, ma si emigra e non si nasce. La crisi demografica ha infatti raggiunto livelli allarmanti, con un calo di seimila abitanti in appena cinque anni e una popolazione fra le più anziane d’Italia.

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