Narbolia, una famiglia tra silenzio e dolore

I familiari di Brigitte Pazdernik chiusi in casa aspettano di conoscere la verità sulla fine della donna

NARBOLIA. La tavola è imbandita per il pranzo. I commensali sono già seduti, e tra questi c'è anche il signor Giovanni. Ma il desinare della domenica, nella casetta bassa in pietra, al numero quarantasette di via Marconi, l'abitazione di Rachele Perria e del suo compagno Paolo, ha un sapore amaro, che strozza la gola e chiude lo stomaco, come solo il dolore, un dolore straziante, sa fare. Rachele Perria è la figlia di Brigitte Pazdernik, la donna di 76 anni trovata morta nel mare di Su Pallosu dopo quattro giorni di ricerche. Era scomparsa mercoledì scorso da casa, uscita di casa in pigiama, senza gli occhiali. Così aveva raccontato il marito, Giovanni.

«Per il momento preferiamo non parlare», dice con la voce sommessa e gli occhi lucidi e rossi di chi ha versato lacrime, Paolo Dessì, compagno di Rachele, genero di Brigitte Pazdernik e Giovanni Perria, e papà di due bimbi. Ed è proprio il più piccolo, con la spensieratezza e l'incoscienza tipica dell'età, che apre la porta, di corsa, scalzo, in maglietta bianca e tuta grigia, spalanca la porta di casa con un sorriso: «Ciao!», esclama senza capire chi ha di fronte nel mentre che, in suo aiuto e incuriosito dal campanello, arriva anche il fratellino più grande.

Sono da poco passate le tredici quando Paolo, il papà dei bambini, si affaccia all'uscio di casa, in via Marconi, una traversa della via principale, che percorre il paese Narbolia in direzione Seneghe. Le veneziane di legno dell'unica finestra sulla strada sono chiuse, e la sola luce che filtra è quella dell'uscio aperto, un raggio di sole che, per un momento, sembra abbagliare Paolo, nella penombra dell'ingresso. Maglietta e pantaloni neri, il volto del compagno di Rachele è frastornato, gli occhi sembrano segnati dal pianto. La voce è pacata, il fare è gentile, di chi si è trovato catapultato, dall'oggi al domani, in un dramma, che sta affrontando con la sola volontà di proteggere la propria famiglia, così come fa la sua mano, a protezione del figlio più piccolo, indicandogli di tornare dentro casa. «Mi dispiace» dice scuotendo la testa. È presto per parlare, è troppo fresco il dolore per la perdita di Brigitte Pazdernik, scomparsa mercoledì notte, dalla casa di via Su cunzau de is paras e ritrovata cadavere, davanti a Punta Tonnara, a largo di Su Pallosu, nella marina di San Vero Milis, sabato mattina da di due pescatori. Ma una cosa il compagno di Rachele la dice, e alla domanda su dove fosse in queste ore il suocero Giovanni Perria, risponde tutto d'un fiato: «È qui a casa con noi», e quel noi comprende la compagna Rachele, i fratelli, Marcus e Bettina Perria, arrivati dalla Germania qualche giorno fa, i due bambini.

Mentre Paolo saluta, dalla cucina arriva il rumore dei piatti e delle posate, e una voce femminile fa da sottofondo. Il compagno di Rachele non lo dice apertamente, ma le sue poche parole, il suo tono e i suoi gesti parlano più della stessa voce. È troppo presto per provare a farsi delle domande su quello che è successo. Ora è il momento di proteggere una famiglia devastata dal dolore, senza se e senza ma. La verità – quella che porteranno alla luce le indagini degli uomini della Squadra mobile di Oristano – arriverà, forse sarà questione di ore, magari
di giorni, ma arriverà. Per il momento, la sola verità che sta seguendo la famiglia Perria sembra essere quella del cuore, un cuore straziato dal dramma della morte di una madre, Brigitte. Ma la famiglia, per ora, non vuole subire anche l'annichilimento della separazione tra chi resta.

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