Donna morta a Narbolia: per ora niente indagati

Inquirenti al lavoro in attesa del responso dei nuovi esami del medico legale La figlia Rachele: «In questo momento preferisco non dire nulla»

NARBOLIA. Dopo due giorni di silenzio, ieri mattina il telefono era acceso. Risuonano tre squilli prima che dall'altra parte della cornetta risponda Rachele Perria. «In questo momento non me la sento di parlare», dice con un marcato accento tedesco la figlia di Brigitte Pazdernik, la donna di settantasei anni scomparsa dalla casa di Narbolia una settimana fa e ritrovata cadavere sabato mattina, dalla barca di due pescatori, nelle acque di Punta Tonnara, di fronte alla spiaggia di Su Pallosu.

Lunedì pomeriggio, durante il funerale della donna la cui scomparsa e successiva morte restano ancora avvolte dal mistero, Rachele Perria, la figlia, era seduta al primo banco nella chiesa di Santa Reparata, in un silenzio rotto solo dal pianto.

A distanza di quarantotto ore, Rachele Perria risponde ma senza spendere parole sulla vicenda, solo per fare una richiesta: «cercate di capire il momento – chiede con modi gentili e aggiunge – in questo momento non me la sento di parlare, preferisco non dire niente».

Sceglie, almeno per il momento, la strada del silenzio, eppure il suo tono di voce sembra raccontare più di qualcosa, una serie di sfumature che le parole spesso non riescono a descrivere. La voce di Rachele Perria, che si intrattiene comunque al telefono per qualche minuto, sembra quella di una donna stravolta, affranta dal dolore per la perdita della madre, e sfinita dall’attesa di conoscere la verità di quelle circa sessanta ore intercorse tra la scomparsa e il ritrovamento di Brigitte Pazdernik.

Una verità che potrebbe emergere a breve, forse già nei prossimi giorni. Sulla vicenda indaga la squadra mobile della questura di Oristano, col coordinamento della Procura della Repubblica.

Potrebbe essere questione di giorni, una manciata o al massimo una decina, affinché gli inquirenti arrivino a chiudere il cerchio di una vicenda, iniziata con una scomparsa e conclusa con un cadavere, ancora avvolta da una fitta coltre di mistero.

L'inchiesta, per la quale gli inquirenti, in attesa di riscontri, potrebbero trovare un epilogo conclusivo in tempi rapidi, almeno sino a ieri sera, non avrebbe avuto alcun iscritto nel registro degli indagati.

Le uniche conferme arrivano dal procuratore della Repubblica di Oristano, Ezio Domenico Basso, a seguito degli esami autoptici svolti sabato sera dal medico legale Francesco Demontis.

Sul cadavere non sono stati riscontrati segni evidenti
di violenza. Ora gli investigatori attendono gli esiti dei controlli istologici. La donna era ancora viva al momento dlel’impatto con l’acqua? E di che natura erano i segno sul corpo? Tanti dubbi e pochi frammenti di un puzzle che solo le indagini potranno ricostruire con chiarezza.

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