Divise pagate dal Comune: la rivolta dei cori cittadini

Quello della polizia locale sarà vestito dallo stilista di Orani con 6mila euro Le altre associazioni canore protestano: «A noi neanche gli spiccioli»

ORISTANO. Ufficializzato il contratto con il sarto di Orani Modolo, fra i più quotati in tutta l’isola, per la fornitura di dieci abiti di taglio sartoriale per il coro della polizia locale. Costeranno seimila euro, ma il Comune paga la decisione anche con le polemiche. Il presidente della Polifonica Arborense, Roberto Irde, mantiene la calma senza però rinunciare a esprimere un disagio che appartiene a molti nel mondo della musica oristanese: «Siamo attivi dal 1964, abbiamo perso anni fa la nostra storica sede e adesso siamo ospiti della parrocchia di San Paolo a Torangius, ma portiamo avanti la nostra storia da più di cinquant’anni, senza chiedere niente a nessuno e finanziando da soli quasi tutte le iniziative che realizziamo». Quella del mondo della musica corale e bandistica oristanese non è una polemica contro gli agenti della polizia locale, ma piuttosto una richiesta al Comune di considerare tutti sullo stesso livello e di contribuire economicamente, dal momento che tutte le associazioni operano su base volontaria e con l’autofinanziamento.

«La scorsa giunta aveva deliberato affinché venisse trovata una sede, ora speriamo che la giunta Lutzu realizzi quel progetto» aggiunge Roberto Irde. Le polemiche stanno comunque lasciando spazio alla diplomazia e al confronto: ci sono stati contatti tra l’amministrazione musical-comunale e i coristi e nelle prossime settimane potrebbe avere luogo un incontro per cercare di ripristinare un rapporto che da qualche anno sembra essersi interrotto.

Il mondo dei cori oristanesi è d’altra parte variegato e tutti devono fare i conti con la penuria di finanziamenti pubblici: «L’amministrazione – propone Roberto Irde – dovrebbe agire per foraggiare una sana competizione tra le associazioni culturali e musicali cittadine e operare valutando i progetti e i curricula caso per caso». Anche Lorenzo Pettinau, presidente della Banda Santa Cecilia che è attiva da più di un secolo e nella sua lunga storia ha ottenuto riconoscimenti di livello europeo, non nasconde il malumore: «Quello che ci ferisce di più è che il Comune abbia detto che la spesa è giusta perché quel coro rappresenta la città. Anche la nostra e altre associazioni, da anni rappresentano Oristano in Italia e all’estero, riscuotendo consensi e successo, eppure di noi si sono dimenticati. In molti casi non abbiamo ricevuto neanche il rimborso per gli eventi istituzionali: se potessimo, lo faremmo a titolo gratuito, ma non possiamo sobbarcarci tutte le spese. Da qualche anno siamo anche costretti a pagare l’affitto di una sede».

Scontenta anche Eleonora Pala, presidentessa del Coro Città di Oristano che opera da più di quarant’anni: «Canto in questo coro da ventuno anni e abbiamo sempre lavorato con pochi contributi e tanto autofinanziamento. Ci dispiace anche perché ci sono tante realtà attive da tempo in città: se bisogna scegliere il coro che rappresenta la città, lo si dovrebbe fare con una commissione tecnica e una procedura pubblica».

Il problema della sede è comune un po’ a tutti, e non ne è esente il coro femminile Sa Pintadera: «Non conosco la vicenda relativa al coro
della Municipale – spiega la presidentessa Doriana Licheri – perciò non mi esprimo. Penso che il Comune potrebbe dare un segno di vicinanza al nostro mondo per esempio fornendoci una sede, che le associazioni musicali potrebbero utilizzare a turno. Sarebbe un piccolo importante aiuto».

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