Scommessa sulla cultura: si assume un archeologo

Zeddiani, il Comune fa una scelta insolita e cerca di valorizzare il suo patrimonio Il sindaco Claudio Pinna: «Un’occasione per indagare su aspetti fin qui trascurati»

ZEDDIANI. Anziché puntare sui soliti cantieri edili o similari, approfittando delle possibilità offerte dal bando Regionale LavoRas, l’amministrazione comunale ha scelto di impiegare eventuali risorse previste dal bando per finanziare un progetto di salvaguardia e valorizzazione dei beni culturali. E per farlo affida la ricerca a un archeologo, che avrà otto mesi di tempo per effettuare le ricerche sul campo e relazionare circa i risultati ottenuti.

Questo è il primo passo per arrivare a una conoscenza maggiore dei luoghi della cultura, del patrimonio artistico, storico, architettonico e archeologico zeddianese. «Visto che il bando regionale sui cantieri di nuova occupazione previsti da LavoRas lo consente - spiega il sindaco Claudio Pinna -, abbiamo preferito guardare a qualcosa di diverso. Tanto più che nel nostro paese non sono mai stati fatti studi approfonditi dal punto di vista archeologico, pertanto pensiamo di fare una ricerca nell’ambito dell’archeologia dei paesaggi, che comprenda l’aspetto cartografico e fotografico, studi sul campo e indagini ricognitive circa le caratteristiche del territorio dal punto di vista archeologico, i cui risultati saranno messi a disposizione di tutti e pubblicati allo scopo di, per chi volesse, stimolare ulteriori approfondimenti».

Il campo di ricerca riguarderà in particolare alcune aree in cui sono stati individuati resti di costruzioni megalitiche risalenti al periodo nuragico, la cui datazione però non è mai stata accertata. Come non è stato accertato di che genere di nuraghi si tratti: a corridoio, monotorre o di tipo complesso.

A pochissimi chilometri di distanza dal paese, nel Comune di San Vero Milis, è presente il sito monumentale di S’Urachi, nel quale da diversi anni indaga un gruppo di archeologi e studiosi specialisti in varie discipline, ritenuto di grandissima importanza; nel territorio di Milis invece, a breve distanza da Zeddiani, è presente il sito di Cobulas Cuccuru de is zanas, anche questo oggetto di indagine da parte degli archeologi dell’Università di Sassari.

Ma in tutto il Campidano oristanese sono presenti emergenze archeologiche che attestano la frequentazione dell’uomo in quel territorio fin dal Neolitico recente. «Per noi si tratta di un punto di partenza per, si spera, arrivare a qualcosa di interessante e stimolante dal punto di vista culturale - spiega Claudio Pinna -. Questa fase del progetto riguarderà la ricerca e la raccolta dei documenti. Successivamente, sulla base dei risultati conseguiti,
si potrà pensare a qualcosa di più approfondito».

Un lavoro di ricerca che sarà condotto con rigoroso metodo scientifico dall’archeologo, il quale si avvarrà dell’apporto di un’altra figura professionale con competenze nel campo del rilevamento e in quello dell’informatica.

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