Madonnina, restauro completato

Il simulacro della Maria Ausiliatrice celebrato in occasione del 4 novembre

SEDILO. Veglia sulla comunità da cento anni. Da quando i reduci della Grande Guerra posarono la prima pietra della nicchia in cui avrebbero deposto il simulacro della Madonna fatto realizzare in segno di riconoscenza per averli protetti durante i combattimenti.

In coincidenza con il centenario della fine del primo conflitto mondiale e del tributo di fede che i militi sedilesi offrirono a Maria Ausiliatrice al rientro dal fronte, la statua e il sito che la custodisce dal 1918 sono stati ristrutturati e restituiti alla comunità. Sa Santina è stata ricollocata al suo posto dopo un restauro durato mesi. In quell'antico “tempietto” ieri sono stati rievocati gli avvenimenti di un secolo fa e commemorati i soldati scampati al fuoco nemico. La cerimonia si è svolta in coincidenza con le celebrazioni davanti al monumento ai caduti.

«Abbiamo voluto unire idealmente due luoghi evocativi del nostro passato per ricordare tutti i concittadini che hanno combattuto per difendere i valori della Patria nella speranza di dare una vita migliore alle generazioni future», ha commentato il vicesindaco Salvatore Putzolu. Alle celebrazioni hanno partecipato anche le scolaresche, al quale il parroco si è rivolto auspicando il passaggio di consegne tra vecchie e nuove generazioni nella cura di quel simbolo di fede «indica la venerazione della comunità per Maria. A voi ragazzi il compito di prendervene cura in futuro con l'affetto con cui se ne occupano oggi gli adulti. Inoltre abbiate rispetto, perché talvolta i luoghi sacri e quelli pubblici non vengono rispettati come dovrebbero», ha raccomandato don Battista Mongili. Il sacerdote ha poi ringraziato la comunità dei fedeli per la collaborazione ricevuta nell'opera di recupero, resa possibile grazie alla mobilitazione dei discendenti dei reduci della Grande Guerra e di tanti comuni cittadini. A promuovere la colletta è stata Battistina Norio, figlia e nipote di due ex combattenti del '15-'18. «Babbo Giovanni Antonio raccontava spesso gli aneddoti
di guerra – ha ricordato commossa la donna – furono tre anni e mezzo durissimi. Per sopravvivere lui e gli altri commilitoni andavano a cercare le bucce di patate nelle discariche e quando in famiglia si mangiavano le patate lui usava dire che gli avevano salvato la vita».(mac)

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