Spaccio e estorsione: un arresto

Operazione dei carabinieri: in manette un 19enne che ricattava un adolescente per debiti di droga

ORISTANO. Il cervello intrappolato nella droga, il presente e il futuro nelle mani dello spacciatore che diventa anche estorsore. Voleva seicento euro, invece Saliou Sarr Serigne, 19 anni ospite di una comunità di accoglienza in attesa dello status di rifugiato, ha trovato le manette scattate grazie alla collaborazione tra il padre del quindicenne ricattato e i carabinieri della stazione di Oristano e del Nucleo operativo che, in più, ci hanno messo la loro abilità. Così hanno portato a conclusione l’indagine in tempi brevissimi passando inosservati sino al momento dell’arresto avvenuto martedì sera nel cortile che divide il liceo classico dall’ex istituto Mossa.

Tutto inizia quando il padre del ragazzo capisce che la situazione in cui si trova il figlio sta precipitando. I fatti di Ghilarza probabilmente hanno fatto salire il livello di attenzione nelle famiglie e così decide di andare dai carabinieri. È lì che al capitano Francesco Giola, comandante della Compagnia, racconta la situazione in cui si trova da diverse settimane. Ammette che il figlio ha seri problemi di droga, ma ciò che ancor più lo preoccupa è il fatto che gli spacciatori siano molti esigenti nei pagamenti.

È uno stillicidio di soldi a cui il padre pone rimedio finché può. Non ha un lavoro fisso e anche procurarsi dieci o venti euro diventa un problema. Per evitare problemi al figlio più volte si presenta di persona a saldare il debito, chiede agli spacciatori di stare alla larga dal figlio, ma l’azione di persuasione non ha effetto. Così il figlio continua ad acquistare lo stupefacente e arriva a chiedere anche 270 euro. Il genitore si accorge che quella cifra è sparita dai magri risparmi familiari e chiede chiarimenti al figlio che ammette il furto. È un sacrificio enorme, ma il padre ancora una volta si espone in prima persona per salvare il ragazzo e trova i soldi con la speranza che sia davvero l’ultima volta.

Succede invece che gli spacciatori non si fermino approfittando del fatto che il ragazzo non riesca a stare lontano dalla droga e così il debito cresce ancora una volta. Sempre di più, sino ad arrivare a 600 euro. Al debito si accompagnano le minacce sul telefonino del minorenne. Messaggi scritti e vocali: «Sappiamo dove sei. Veniamo a prenderti a casa, non siamo soli e dietro di noi ci sono altri che non scherzano». È meglio intervenire prima che succeda qualcosa di ancora più grave.

Scatta quindi la denuncia e l’azione dei carabinieri diventa ancora più rapida. Partono gli appostamenti e viene predisposto un piano che non fallisce. Al padre del ragazzo, che li consegnerà al figlio, vengono dati 600 euro per pagare il debito. Si fotocopiano le matrici dei soldi, in modo da avere poi un riscontro certo su quanto sta accadendo. E comunque gli uomini dell’Arma seguono passo passo tutte le fasi che portano all’arresto.

Lunedì sera il ragazzo esce di casa e si presenta all’appuntamento nel cortile che separa le due scuole superiori. Ha con sé la busta con i contanti e la consegna a Saliou Sarr Serigne che un attimo dopo ha i carabinieri attorno. Il ragazzo cerca di negare e dice che quei soldi se li è sudati lavorando d’estate, ma ci sono le matrici a smentire tutto. Poche ore più tardi finirà in carcere a Massama
dove oggi dovrebbe svolgersi l’interrogatorio di garanzia. L’accusa è doppia: estorsione e spaccio di droga, reato che viene contestato anche a un minorenne oristanese, amico del senegalese. Aveva due grammi di marijuana già divisa in dosi e un bilancino.

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