Furti e colpevoli sbagliati sui social

Marrubiu, su internet si scatena la caccia al ladro dopo due colpi in casa

MARRUBIU. Furti, denunce e calunnie. Succede tutto in un giorno in cui i social network dimostrano la loro onnipotenza fungendo anche da veicolo per notizie false e finendo con l’accusare persone in realtà estranee ai fatti per cui è scattato il tam tam mediatico. Marrubiu è un paese tranquillo, magari non lo è sempre e così nei giorni scorsi si sono registrati due furti in altrettante case. Il 27 ottobre e l’8 novembre, da via Gioberti e via Ungaretti, i ladri hanno portato via gioielli per un migliaio di euro di valore.

Come la notizia si è diffusa in paese, immediatamente è scattata la psicosi da furto con le notizie di incursioni dei ladri che si sono moltiplicate. Notizie ovviamente non suffragate da un fondamento di verità, perché ai carabinieri della stazione comandati dal maresciallo Mike Scannella non sono arrivate altre denunce eccetto le due già indicate.

Ma c’è dell’altro. Nelle chat di whatsApp e in numerosissimi profili Facebook, cittadini normali che si sono eretti a collaboratori delle forze dell’ordine hanno addirittura pubblicato le foto di due persone indicandole come le responsabili dei furti. La colpa dei due è quella di aver avuto in passato qualche guaio con la giustizia e di non essere quindi più ben visti all’interno della comunità. Peccato che le indagini sembrano andare in tutt’altra direzione per cui quelle sono solamente calunnie che ora rischiano di trasformarsi in boomerang per chi ha pubblicato le foto e fatto nomi, dal momento che potrebbe rischiare una denuncia.

Il sindaco Andrea Santucciu ha provato a gettare acqua sul fuoco con un messaggio rivolto ai suoi compaesani: «Non nascondiamo che in questi ultimi giorni si sono verificati, nel nostro territorio, dei furti a danno di alcuni cittadini. So che questi atti creano malessere e diffidenza, ma cerchiamo di non creare allarmismo affinché i carabinieri possano svolgere le loro indagini e l’amministrazione comunale riesca a fronteggiare il malessere dei cittadini che si sentono bersagliati da questi furti. Non usiamo i social network per diffondere notizie che potrebbero arrecare danno e aspettiamo fiduciosi. Conoscere è la prima regola per
avere delle opinioni».

Insomma, le persone messe all’indice dal tribunale del popolo che condanna senza indagini non sono quelle giuste e le presunzioni di colpevolezza non valgono nei veri processi che si fanno invece con le indagini e le prove portate da chi è chiamato a farlo.

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