La vita di un bimbo di tre anni appesa alla burocrazia

Piccolo oristanese attende a Trento per tre giorni l'ok all'inizio di una cura antitumorale: ora è arrivato il sì

ORISTANO. "La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”. Recita così l'articolo 32 della Costituzione. La storia di un bambino oristanese di tre anni, che per tre giorni ha dovuto attendere ni in un presidio ospedaliero di Trento l’arrivo dell’autorizzazione a un trattamento sanitario urgentissimo per una grave patologia da cui è affetto. Un’attesa incomprensibile, dovuta a lungaggini burocratiche, che sembra stridere con quel principio costituzionale. Ieri sera l’autorizzazione è finalmente arrivata, ma l’attesa per il bambino e per i genitori è stata terribile. Si doveva autorizzare la protonterapia, non un semplice ciclo di cure antitumorali, ma una speranza di vita per questo bimbo.

Gli ultimi dieci mesi il piccolo li ha trascorsi da un letto di ospedale all’altro (prima a Cagliari poi a Bologna), da quando gli è stata diagnosticata un tumore alle cellule germinali dell’orbita destra, molto aggressivo. Da lunedì entra ed esce dal centro specializzato di Trento, a digiuno e con la speranza, vana sino a ieri era, di poter iniziare la cura. mancava il nulla-osta, sollecitato alla Regione Sardegna anche dal sostituto direttore della provincia di Trento, Cristina Apolloni. A raccontare la vicenda e il calvario del bambino è il padre Mauro. «Tutto è iniziato a gennaio - ricorda - aveva un occhio un po' sporgente, lo abbiamo portato al pronto soccorso ad Oristano e ci hanno detto che si trattava di un colpo d'aria».

Con il passare dei giorni l'occhio peggiorava e su consiglio di amici i genitori hanno fatto un controllo al Microcitemico a Cagliari. «Tumore alle cellule germinali», dice Mauro che con gli occhi sembra ripercorrere quei momenti in cui i medici gli hanno spiegato cosa significasse quella diagnosi. A comprenderlo, nei mesi successivi, è stato il bimbo che ha affrontato quattro cicli di chemio e due autotrapianti di midollo. «La chemio - racconta il padre - ha aggredito solo parte delle cellule tumorali, quelle cosiddette immature. Su consiglio dei medici abbiamo deciso ad agosto il trasferimento a Bologna, al Bellaria, per l'intervento di asportazione della massa». Nel nosocomio emiliano il tumore è stato solo ridotto. Una parte, silente e inattiva, è rimasta: «Ci avevano parlato dell’eventualità che con controlli periodici potesse rimanere cosi». Rientrati a casa la situazione precipita. «A settembre il valore dell'alfa feto proteina ha riniziato a crescere, il tumore si era riattivato».

Un beffardo regalo di compleanno per il bimbo che proprio il tre del mese ha compiuto gli anni. Ma il sostegno attorno a lui e alla sua famiglia è stato tanto e tale, anche attraverso una raccolta fondi, che a poca distanza dalla recidiva, è stata trovata la possibilità di Trento. Dal 5 novembre, mamma Catiuscia e papà Mauro sono arrivati con lui nel capoluogo per iniziare il percorso propedeutico alla radio che sarebbe dovuta iniziare lunedì. «Ci hanno detto che manca un'autorizzazione, ho chiamato Asl, regione, mi hanno rimbalzato tutti.

La vita di mio figlio dipende dalla burocrazia». Nelle parole di Mauro c'è la disperazione di un padre che vede il proprio figlio lottare contro il tempo per avere una possibilità di vivere. Ieri sera l’arrivo del sì che consentirà al bambino di iniziare la terapia che potrebbe salvarlo.

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