Il territorio difende i Giganti

Cabras, i sindaci pronti alla rivolta istituzionale contro lo scippo delle statue. Oggi Pigliaru in laguna

INVIATA A CABRAS. Se si vuole andare al cuore di quello che sta accadendo sulle pur solide spalle dei Giganti di Mont ’e Prama, non ci sono molti giri di parole da fare. Si tratta di un conflitto istituzionale, se, come è vero, che da una parte, c’è un accordo firmato dal ministero dei Beni culturali (ex ministro Franceschini), dalla Regione (presiente Pigliaru) e dal Comune di Cabras (l’allora sindaco Carrus), che sancisce la riunione del complesso scultoreo nel Museo Civico Marongiu della cittadina lagunare; e, dall’altra, ci sono le dichiarazioni di un alto dirigente dello Stato, la direttrice del Polo museale della Sardegna Giovanna Damiani, che invece ritiene sia il Museo nazionale archeologico di Cagliari il luogo deputato ad accogliere le statue.

Ed è contro quel che il sindaco di Cabras Andrea Abis ha definito «una ferita, un segno di particolare rottura, l’antiprogrammazione che va contro la progettualità di un’intera Regione e del territorio», contro questo conflitto che ieri il Sinis si è ribellato. Nell’ingresso del museo, con il tavolo allestito e con i Giganti sullo sfondo, i sindaci dei Comuni del Sinis, tra i quali quello di Oristano Andrea Lutzu e il commissario della Provincia Massimo Torrente, tre consiglieri regionali – Antonio Solinas e Augusto Cherchi, un terzo, Mario Tendas, era presente in qualità di sindaco di Solarussa –, e poi ancora i presidenti delle Unioni dei Comuni del territorio, hanno ribadito il «no» più fermo allo scippo. A esternazioni di una dirigente dello Stato, che peraltro dal Ministero nessuno ha ancora né smentito; e né si è provato ad aggiustare il tiro.

«Rivendichiamo la possibilità di portare avanti una programmazione territoriale che ha i crismi della filiera istituzionale», ha detto Abis. Il punto è, ha detto a nome di tutti gli altri sindaci, che «L’unico modo di valorizzare il complesso scultoreo di Mont ’e Prama è non smembrarlo. Come si fa a dividere una narrazione storica, che descrive monumentalità, solennità? Pensare di farlo è un mistero di irrazionalità».

Per difendere i Giganti, i sindaci hanno anche tirato fuori le fasce tricolori. E soprattutto la programmazione territoriale dove tutto il Sinis, come ha detto il sindaco di Oristano «ha fatto un passo indietro rispetto agli individualismi per pensare insieme a un progetto comune». Sul quale, ha ricordato ancora Abis, «ci sono in ballo 22 milioni della Regione e il cui pilastro sono i Giganti. Ci stiamo giocando tutto». Attorno a questi Kolòssoi si sono formati una casa comune e il superamento totale di divisioni: partitiche e di campanile. «Abbiamo fatto i Nuoresi, per una volta, noi di Oristano, nel senso che ci siamo riuniti per difendere qualcosa in cui crediamo come fanno i Nuoresi». E Antonello Figus, sindaco di Santa Giusta, ha espresso rammarico per il fatto che «chi dovrebbe dall’alto darci indicazioni, ci dica invece l’esatto contrario». Mario Tendas ha proposto che tutti i Comuni adottino un ordine del giorno in difesa del ritorno dei Giganti in laguna, un po’ sul modello della mozione firmata da tutti i consiglieri regionali espressi dall’Oristanese. Tutti, nessuno escluso.

«Intanto voglio ribadire che anche dal punto di vista logistico, questo è il primo museo a livello regionale ad aver avuto tutte le certificazioni di qualità – ha detto Abis –. E gli standard saranno ancora più elevati quando sarà completata la nuova ala, la nuova casa dei Giganti». Ad ascoltare i sindaci armati di rabbia, istituzionale ma pur sempre rabbia, anche i due progettisti della Sala dei Giganti, gli architetti Walter Dejana e Renata Fiamma.

Se dal Ministero nessuno batte un colpo, c’è da dire che il sindaco Abis è stato contattato dalla deputata di 5Stelle Lucia Scanu. Originaria di Nughedu, ieri non ha partecipato all’incontro per impegni istituzionali. Ora però bisogna fare passi concreti. «I Giganti sono ormai nel dna delle nostre aziende, del nostro sviluppo. Questo territorio è il vero museo a cielo aperto, i Giganti hanno portato qui 165mila persone in un anno, siamo stratificati di civiltà, di reperti. Abbiamo una cooperativa che gestisce i siti archeologici (Penisola del Sinis, ndr) che occupa quaranta persone. Da anni lavoriamo per superare un modello di gestione di beni culturali concentrati i luoghi dove c’è più gente. Allora, che facciamo, portiamo i Giganti a Roma?», ha detto provocatoriamente
Abis. E il commissario della Provincia Massimo Torrente ha aggiunto: «Si è detto che i Giganti fossero posti a guardia del territorio per difenderlo. Ora il territorio deve difendere i Giganti». E oggi a Cabras arriva il presidente della Regione, Pigliaru. Parlerà di pesca. E di Giganti.

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