Tharros, Corona getta la spugna

Il commissario rimette il mandato probabilmente per questioni burocratiche. La società torna a Vacca

ORISTANO. La Tharros torna nelle mani di Prometeo Vacca. Ma, di fatto, non ha mai cambiato proprietà. No, non è uno scherzo, nonostante la questione abbia assunto contorni tragicomici già da diverso tempo. Si tratta semplicemente della pagina più amara e inverosimile della secolare storia biancorossa, una fotografia esemplificativa dei problemi della società. È durata appena una settimana, infatti, la nuova avventura di Bruno Corona alla guida della Tharros. Una manciata di giorni è bastata al commissario straordinario per incontrare i primi, insormontabili, ostacoli procedurali, che hanno frenato sul nascere ogni forma di progetto mirato al rilancio del club oristanese.

All’origine del dietro front c’è probabilmente un vizio di forma, per citare un linguaggio giuridico, che coinvolgerebbe il Comune e invaliderebbe l’incarico dell’esperto dirigente, avvenuto solo sette giorni fa. Di fatto, l'amministrazione comunale non avrebbe avuto alcun titolo per nominare Corona nella sua nuova veste di commissario. Un ruolo che, per questo motivo, la Federazione non potrebbe riconoscere ufficialmente. Interpellato in merito alla questione, Bruno Corona preferisce che a esprimersi sia per primo il Comune: «Anche per una questione di rispetto nei confronti di chi mi ha affidato questo incarico».

Un comunicato ufficiale che faccia chiarezza sul caso è atteso solo nella giornata odierna. Ieri, infatti, il sindaco Andrea Lutzu e l’assessore allo sport Francesco Pinna erano impegnati a Bruxelles dove, per un beffardo scherzo del destino, Oristano è stata ufficialmente insignita del titolo di Città Europea dello Sport per il 2019. In attesa di conoscere la posizione dell’amministrazione comunale, però, è certo che la Tharros sia ancora, quantomeno a livello formale, sotto l'egida del presidente Prometeo Vacca. Quello stesso Prometeo Vacca che, meno di dieci giorni fa, aveva sollevato le mani in segno di resa lamentando «oggettive difficoltà economiche, lavorative e familiari». Alla luce di ciò, resta da chiedersi con quale approccio e possibilità finanziarie Vacca tornerebbe al timone di una nave che, anche a causa di diverse decisioni che i suoi detrattori gli contestano, ha imbarcato acqua fino a rischiare concretamente il naufragio. Ma resta da chiedersi soprattutto chi, a
questo punto, avrebbe l'interesse e le possibilità economiche per salvare una società che intravede, oggi più che mai, lo spettro del fallimento. Infatti, oltre che ai freschi problemi burocratici certamente superabili, come uno spettro aleggiano quelli economici. Questi sì spaventevoli.

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